Cerca di essere il primo Perché puoi inventare qualcosa che fino a oggi non esisteva

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(estratto del primo capitolo di Giampiero Cito e Antonio Paolo: “Mad in Italy, quindici consigli per fare business in Italia. Nonostante l’Italia.” Rizzoli-Etas, 2012)

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Cristoforo Colombo aveva capito una grande verità: “chi picchia per primo, picchia due volte”. Voleva essere quello che raggiungeva le Indie percorrendo la direzione opposta rispetto alla strada fino ad allora battuta. “The winner takes it all”, avrebbero cantato gli Abba alcuni secoli dopo; chi vince si prende tutto. Con questa certezza, il grande navigatore genovese affrontò l’oceano dirigendosi verso quello che sarebbe passato alla storia come uno dei più clamorosi errori di valutazione di tutti i tempi.

A volte, chi vuole essere il primo rischia di prendere delle sonore cantonate. Altre volte può trovare l’America. L’America la trovò, nel vero senso della parola, Mario Pavesi, un imprenditore che negli anni Trenta del secolo scorso si trasferì dalla sua nativa provincia di Pavia a Novara, dove creò una piccola impresa che produceva prodotti da forno, tra cui i tradizionali “Biscottini di Novara”. Come spesso accade quando a prendere le decisioni sul destino di una nazione è un dittatore poco illuminato, l’Italia perse la seconda guerra mondiale e, quello che fino a pochi mesi prima era il “nemico americano”, divenne d’un tratto, l’“Esercito Alleato di Liberazione”. I militari americani in Italia divoravano una quantità impressionante di biscotti e l’imprenditore Pavesi che, come Colombo, intravedeva all’orizzonte la possibilità di dare una svolta al proprio futuro, divenne uno dei maggiori fornitori alimentari dell’esercito statunitense stanziato nel nostro Paese.

La sua lungimiranza lo portò a cercare nuove strade commerciali: volò negli Stati Uniti per cercare di scoprire nuovi prodotti e nuove tendenze. Col passare di alcuni decenni, i Biscottini di Novara diventarono i Pavesini; conservabili più a lungo, molto più leggeri e digeribili del prodotto da cui avevano preso origine, tanto da essere consumati a qualsiasi ora del giorno (“È sempre l’ora dei Pavesini”). Ma la voglia di Mario Pavesi di essere il primo nel suo settore lo spinse a creare nuovi prodotti e nuove storie, che vi racconteremo più avanti. L’Italia, si sa, non sempre riesce a bruciare gli altri paesi sul tempo. Spesso ciò che accade da noi è già accaduto altrove alcuni anni prima. Ci sono tuttavia persone che sanno fiutare, ascoltare e capire i cambiamenti della società e dei mercati, e a volte capita che questi cani da tartufo imprenditoriali siano degli outsider; qualcuno che può avere il coraggio e la sfacciataggine di presentarsi a chiedere credito a una banca con i jeans strappati e i capelli sfuggiti a un domatore.

Nel 1994 “Internet” era una parola ancora poco digeribile per le grandi masse, soprattutto in Italia. Soprattutto nella Firenze di quegli anni, dove quando si parlava di arte e di cultura tanto di cappello, ma parlare di innovazione e tecnologia era difficile. Proprio a Firenze invece prese vita la sfida di quattro studenti di architettura i quali, piuttosto che progettare edifici, decisero che la casa del futuro doveva esistere in un mondo virtuale fatto di bit. Dalle teste di Paolo Barberis e dei suoi tre compagni di viaggio (Angelo Falchetti, Jacopo Marello e Alessandro Sordi) nacque Dada, uno dei primi provider italiani a offrire la possibilità di creare propri spazi sul web. In pochi anni, e con fortune alterne, Dada è arrivata a essere presente in molti paesi del mondo, offrendo occupazione a oltre seicento giovani. Successivamente le strade e i percorsi di vita di quei quattro ragazzi presero strade diverse, ma se ancora oggi vi capitasse di parlare con qualcuno di loro notereste quello scintillio che illumina lo sguardo di chi riesce a vedere le cose un attimo prima degli altri.

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Entrare in un mercato che fino a quel momento nessuno ha pensato di aggredire è una sfida che assomiglia molto a un salto nel buio. Servono molto coraggio e a tratti anche incoscienza. Quando ci si riferisce a chi nel mondo delle imprese ha trovato per primo una strada mai percorsa in precedenza, il concetto che viene subito in mente è quello di visionarietà. Il visionario è colui che riesce a visualizzare nella propria immaginazione mondi possibili e inesplorati. Frequentemente crea associazioni di elementi presenti nella realtà migliorandoli, modificandoli, aggiungendo o sottraendo. Chi picchia per primo, picchia due volte: alle capacità di intercettare per primi le esigenze del mercato assumendosi anche un rischio di impresa, corrisponde di frequente un grande successo che premia chi ha la passione e la determinazione di andare avanti assecondando la propria visione.

Il successo arriva a chi si pone l’obiettivo di provare a cambiare l’ordine delle cose; quello che conta è la volontà di intervenire per modificare le abitudini e i costumi della propria epoca. L’imprenditore che vuole essere il primo segue, magari senza saperlo, l’input lanciato dal grande disegnatore Andrea Pazienza, che citando a sua volta Che Guevara, diceva: “Mai tornare indietro, neanche per prendere la rincorsa!”. Il momento storico che stiamo vivendo è pervaso da una grande crisi economica, dalla messa in discussione di principi e prassi consolidate sul fronte politico (fenomeno crescente dell’antipolitica e della maggiore capacità di critica da parte del singolo cittadino) e istituzionale (messa in discussione di storiche istituzioni come le Amministrazioni Provinciali).

Se da un lato questi cambiamenti lasciano spiazzati e conducono a un’incertezza preoccupante, dall’altra potranno, se adeguatamente analizzati e compresi, essere veicolo di nuovi spazi in cui gli imprenditori più capaci potranno inserirsi costruendo progetti e prodotti del tutto inediti. “Beati gli ultimi”, disse qualcuno molto autorevole oltre due millenni fa. Noi ci permettiamo di aggiungere: “Beati gli ultimi, quando i primi hanno avuto delle grandi idee”.

MEMO
Se ritieni che la tua idea sia innovativa e originale, credici fino in fondo, inserendoti in un segmento di mercato libero da concorrenti e cercando di tutelarla attraverso un brevetto o una registrazione.