Rai, la privatizzazione fantasma

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L’apertura del ministro Saccomanni smentita dal vice Catricalà e dal presidente della Vigilanza

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”La privatizzazione della Rai? Non e’ un tema che abbiamo sul tavolo”. Lo assicura in una intervista al Messaggero uscita nello stesso giorno in cui lo stesso presidente della Vigilanza Roberto Fico la esclude (“Non ora senza legge antitrust e conflitto d’interessi”) , il viceministro dello Sviluppo economico Antonio Catricala’, osservando che ”sulle parole del ministro Saccomanni c’e’ stata un’evidente forzatura: incalzato da Fabio Fazio, si e’ limitato a non escludere nulla”.

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Ma ”posso garantire che non c’e’ alcun dossier sulla privatizzazione della Rai. Io, di sicuro, al ministero dello Sviluppo non l’ho visto. Al contrario, abbiamo intrapreso una serie di azioni che non possono essere interpretate come volonta’ di privatizzare ma intendono invece mettere ordine e rafforzare la Tv pubblica”.

”La Rai – ricorda – e’ sottoposta ad un contratto di servizio. La legge Gasparri tecnicamente prevedeva questa possibilita’ ma ora sarebbe intempestivo parlare di privatizzazione a due anni dalla scadenza della concessione Rai, il 6 maggio 2016, che andra’ rinnovata”.

Peraltro, ”non e’ un tema che possa essere affrontato dal governo ma semmai dal Parlamento anche perche’ sarebbe, semmai, necessario rivedere la governance”.

Comunque, ”il contratto di servizio che stiamo portando avanti prevede nuove mansioni e sacrifici per la Tv pubblica” che ”deve diventare uno strumento nell’attuazione dell’Agenda digitale”.

E poi ”le chiediamo un sacrificio: vietando la pubblicita’ nel programma dei bambini in eta’ prescolare. Basterebbero queste due cose per dire che la Rai deve restare pubblica”, senza contare il ”bollino” per rendere ”riconoscibili e valorizzare i programmi finanziati con il canone”, per consentire a chi lo paga ”di controllare come sono spesi i suoi soldi. Se c’e’ una verifica pubblica su come viene speso il canone il governo ha una legittimazione in piu’ per colpire gli evasori”.