In tv vediamo tanta cattiveria o siamo diventati più cattivi? Un nuovo modo di essere italiani

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di Francesco Pira
Sono stato a Este, in provincia di Padova, relatore ad un convegno sul reale ed il virtuale. Mi ha colpito un intervento che ha preceduto il mio di un docente e scrittore veneto, Alberto Costantini.Ha posto prima una serie di domande: ma cos’è la realtà, se non ci possiamo fidare neppure di ciò che vediamo, tocchiamo, annusiamo? Cos’è vero e cos’è immaginazione? Siamo sicuri che anche le cose sognate o immaginate non esistano, in qualche modo o da qualche parte? O che quelle che riteniamo esistenti siano soltanto illusione?Costantini ha affidato anche ad Arthur Schopenhauer una prima risposta che nella propria filosofia sostiene che la vita è più o meno sogno, anche se questo sognare è innato, costituendo quindi la nostra unica realtà, se così la possiamo chiamare.Ho ripensato a che giorni sono stati questi ultimi. Anche stimolati da un amico virtuale su Facebook che mi ha fatto riflettere come, a partire dai cartoni animati per finire ai programmi di intrattenimento, si evitano discorsi sull’economia per non rappresentare un paese cattivo, sempre più malvagio.Un’immagine lontana da quella a cui siamo abituati, l’Italia solidale, non divisa, creativa, speciale. La cattiveria è talmente rappresentata bene in televisione che Giorgio Bocca in un suo articolo sul settimanale L’Espresso sostiene come “gli italiani sono sedotti dai delitti, cioè dal male e dai suoi demoni”.Sarà capitato anche a voi di entrare in un bar dove persone semplici, mentre bevono un caffè o una birra cercano di simulare come si può strozzare una ragazzina di 15 anni con un cinta o un fazzoletto.  Così come si parla della nazionale di calcio che non trova il gol o di fantapolitica immaginando i prossimi scenari.Ma in tutti gli ambienti che frequentiamo si respira una cattiveria mai vista. Tutti contro tutti armati. Tutti che fanno i giustizialisti dimenticando chi sono, da dove vengono, cosa rappresentano. Siamo ormai oltre la macchina del fango di cui ha parlato lo scrittore Saviano. Come avverte Bocca: “l’Italia intera sembra afflitta da delitti feroci senza senso, una serie quotidiana di mogli uccise dai mariti o da fidanzati accoltellati dall’amata gelosa. Come se l’Italia intera, l’intera società italiana, non sapesse più risolvere i suoi conflitti e le sue contraddizioni se non alla maniera barbara di levar di mezzo gli avversari o i contradditori”.E’ quello che alcuni studiosi chiamano il metodo della rottamazione. Tutti ormai siamo come i cellulari che si rompono. Nessuno pensa di ripararli. Si compra subito nuovo. La televisione ci fa vedere i particolari. A tavola si fanno le previsioni: adesso arrestano la mamma, forse anche la sorella piccola è coinvolta. Oppure i pronostici: tra poco usciranno tutti fuori e la povera Sarah non avrà mai giustizia.Tutti cattivi e dediti a cibarci di malvagità. Mentre tutto crolla e non capiamo più se è reale o virtuale quello che ci accade. Forse non comprendiamo neppure se il male che ci stiamo facendo riusciremo mai ad inventariarlo.O forse come ha ricordato lo scrittore Costantini la pensiamo come Fichte che ripeteva : alles was ist, ist Ich! Tutto ciò che esiste è io. Il resto è una specie di telenovela più o meno interessante che il nostro io-regista-operatore di proietta davanti al naso, per evitare di annoiarsi e dare un senso alla sua esistenza.Se ci alimentiamo di cattiveria forse tutti stiamo diventando un po’ cattivi. Incapaci di tirare fuori il buonismo che è in noi. Ormai siamo oltre. Oltre Avetrana oltre Povera Patria di  Franco Battiato..

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