Per la vostra nuova casa sul web rivolgetevi ad un architetto dell’informazione

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di Francesco Cataldo Verrina

Se pensate che il web possa diventare la nuova casa della pubblicità, non resta che affidarsi ad un buon architetto dell’informazione. La metafora trova ampia giustificazione anche perché gli edifici possiedono il pregio di stimolare qualcosa nell’animo umano. Non solo gli esperti di architettura, ma perfino le persone comuni, vengono coinvolte emotivamente dalle strutture fisiche di cui hanno esperienza nel corso della vita. In particolare, oggi, si parla sempre più di “Information Architecture” (Architettura dell’informazione) una moderna disciplina che permette di contrastare gli effetti negativi dell’accumulo di informazioni e di andare verso un’ecologia dei sistemi complessi di contenuti.L’analogia con l’architettura è uno strumento potente per comprendere la natura complessa e multidimensionale degli spazi dell’informazione. Come gli edifici, anche i siti web possiedono una sorta architettura con la quale tutti noi interagiamo. In questo senso, l’accessibilità è diventata un requisito indispensabile per i siti, in particolari quelli forniscono un numero cospicuo di dati, poiché i visitatori dovrebbero poter accedere alle informazioni di pubblica utilità, e perché un sito accessibile rappresenta  un “edificio” meglio costruito anche per un utente abile e smanettone.In effetti, taluni siti web sono dotati di una struttura logica che ci aiuta a trovare le risposte e portare a termine gli obiettivi. Altri mancano di una qualsiasi intelligibile organizzazione e frustrano i  tentativi dei navigatori: non riusciamo a individuare i prodotti che cerchiamo; non siamo in grado di ritrovare un documento che avevamo visto qualche giorno prima; ci perdiamo facilmente in un carrello della spesa durante un acquisto on online. Siti di tale fattura ricordano edifici progettati da architetti maldestri.Quando si parla di usabilità si pensa in genere alla percezione del layout o, per dirla più semplicemente, all’aspetto grafico: colore dei link, posizione della barre, animazioni, peso delle immagini. Mentre quando si parla di accessibilità, si toccano per lo più aspetti tecnici: tempi di caricamento, possibilità di visualizzazione per gli utenti diversamente abili, diversificazione della presentazioni dei contenuti per tutti i tipi di supporto tecnologico. Cattivi edifici e cattivi siti web condividono la stessa radice architettonica. In primis, molti architetti non abitano nelle strutture che hanno progettato. Essi non comprendono a pieno le esigenze dei committenti e non subiscono le conseguenze di certe scelte sbagliate, alla medesima stregua di taluni “web-producer” che finalizzano la realizzazione di un sito ad un mero fatto estetico.Cerchiamo di comprendere che cosa sia esattamente l’architettura dell’informazione. Essa rappresenta la combinazione, la organizzazione, categorizzazione ed un insieme coerente di schemi di navigazione all’interno di un sistema di informazioni. L’architettura dell’informazione costituisce il design strutturale di uno spazio informativo atto a facilitare l’esecuzione e l’accesso intuitivo ai contenuti, nonché la scienza della strutturazione e della classificazione dei siti web per supportare gli utenti nella ricerca e nella gestione dei contenuti.Metaforicamente parlando potremmo considerarla come una disciplina emergente, o una pratica di recente acquisizione, focalizzata a portare i principi del design e dell’architettura all’interno del paesaggio digitale. A tal proposito, va sottolineata l’esistenza di un  tipo di inaccessibilità che si annida perfino in siti costruiti secondo le più aggiornate linee guida. In molti portali, soprattutto di enti pubblici o di grosse organizzazioni si riscontra un aumento esponenziale delle informazioni messe in Rete: più o meno indispensabili, più o meno recenti, rivolte a differenti categorie di pubblico, che convivono tutte insieme nello stesso ambiente, determinando così un sovraccarico, una sorta di “inquinamento da informazioni” che rende spesso impossibile arrivare al contenuto davvero rilevante per l’utente. E’ bene distinguere tra  “informazione” ed “architettura dell’informazione”, ossia la gestione organica dei date e delle conoscenze. I dati costituiscono fatti e cifre. I database relazionali sono altamente strutturati e producono specifiche risposte a domande specifiche. La conoscenza rappresenta ciò che si stratifica nella mente degli individui. I produttori di conoscenza sviluppano strumenti, processi ed incentivi per motivare i fruitori nella condivisione tali conoscenze. Al contrario, l’informazione si colloca in una “confusa area intermedia”.All’accumulo indiscriminato di informazioni va contrapposta una gestione ragionata dei contenuti, che non significa scrivere e pubblicare meno, ma ordinare, catalogare, filtrare, richiamare all’occorrenza tutti i contenuti collegati, in altre parole: un’ecologia delle informazioni.Con i sistemi informativi, spesso non esiste una singola risposta “giusta” ad una specifica domanda. L’utente  è quasi sempre interessato all’informazione in tutte le sue forme ed espressioni: siti web, documenti, applicazioni software, immagini, video, musica ed altro.Ora cerchiamo di capire che cosa non è “architettura dell’informazione: la grafica non è architettura dell’informazione. Lo sviluppo di software non ha nulla a che fare con  l’architettura dell’informazione, così come una generica  ingegneria dell’usabilità. Il digitale si colloca a metà tra scritto e orale, caratterizzandosi come  un “mutante genetico”. La forza della pagina digitale consiste dunque la sua possibilità di conservare  ma al contempo di mutare, per adattarsi alle varie forme del divenire. L’articolo o il documento redatto su carta rimane fermo e immobile nel tempo (scripta manent), ossia immutabile. L’architettura delle informazioni permette di tenere immutato l’articolo e, contemporaneamente, di aggiornare  i suoi riferimenti alla realtà esterna in perenne divenire (digitalia mutant).L’architettura delle informazioni non è il web semantico: le parole chiave e le classificazioni servono ad identificare alcuni concetti chiave facendo in modo che esse rendano il contenuto rintracciabile. In fondo, il web semantico non risulta in grado di svolgere talune funzioni. Esistono infiniti percorsi narrativi, rivoli e microstorie, neologismi, moduli espressivi e “instant words” che si dipanano lungo l’accumularsi delle notizie, ed il web semantico non può ricostruirli tutti a priori. Sovente la reperibilità costituisce un fattore critico di successo in termini di usabilità globale. Se gli utenti non riescono a trovare ciò che cercano attraverso una qualche combinazione di navigazione, ricerche ed interrogazioni, il sito è un fallimento. Un’architettura dell’informazione ben progettata deve bilanciare le esigenze degli utenti con gli obiettivi del business. La chiave di volta dell’architettura dell’informazione risiede nel saper comprendere come modellare il messaggio in funzione dell’audience, attraverso un brillante schema di classificazione, ma nell’era del tutto e del  contrario di tutto non è impresa facile.

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