Un augurio pieno di vuoto

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di Maurizio Rompani

Tempo di auguri, tempo di frasi fatte. Subito mi viene in mente una frase scritta dal pittore Gastone Novelli  in un suo  quadro,  Il re delle parole  “ Bisogna smuovere queste parole  così sicure di se stesse e ridurle al silenzio “E se per un anno la smettessimo di  spremerci le meningi alla ricerca delle cose più belle da augurare ? Proviamo per una volta ad eliminare  dai nostri auguri quelle espressioni  eccessive appartenenti ai massimi sistemi  degli auguri, fra l’altro  il più delle volte squallidamente simili a quelle dell’anno precedente. Basta con  augurare la pace nel mondo, l’ambiente pulito, casa e lavoro per tutti o almeno riserviamole perfidamente a chi dobbiamo fare gli auguri per forza, tanto sono cose che non si avverano.Basta con le buone intenzioni planetarie ed inutili. Facciamo altre scelte, guardiamo più vicino, nel nostro microcosmo fatto di famiglia, di amici, di lavoro e soprattutto di emozioni e sentimenti vivibili. Proviamo ad augurare e ad augurarci di essere più  attenti al mondo che ci circonda, ad essere meno distratti ed approssimativi. Osiamo ancora di più: auguriamo, auguriamoci una cortesia non richiesta,un sorriso in più , una telefonata attesa, una scelta eticamente oculata negli acquisti, nei viaggi, nei consumi. Come vorrei che qualcuno mi augurasse di ascoltare almeno una volta quelle espressioni semplici ormai  scomparse da nostro lessico quotidiano:  grazie, mi scusi, prego si accomodi.In fondo cosa augurare in un periodo come quello attuale di crisi, in cui è difficile riempire di regali e  pacchi colorati? Come colmare quel contenitore vuoto, fino a ieri stracolmo di consumismo e di frenesia, in cui abbiamo trasformato le festività natalizie?  E se provassimo ad augurare lentezza,  condivisione dell’intimità.  Riprendiamo l’abitudine, ormai persa nella agitazione quotidiana,  di fermarci, di riflettere,  di parlare con le persone a cui vogliamo bene. Ammettiamolo, non sappiamo più accontentarci di ascoltare le parole delle persone che amiamo e di gioire della loro presenza, come se il fatto di essere accanto a loro fosse solo tempo perso.  Quanti dicono di odiare le feste  e di aspettare il momento in cui tutto ricomincia come prima, sono in molti a pensare che il fermarsi sia una perdita di tempo, eppure  fermarsi coincide con il meditare.E’ proprio quando ci si ferma un attimo che le emozioni represse riemergono, affiorano i dubbi, le possibilità di riflettere  su ciò che si è, su ciò che si desidera. Il desiderio, quello che ci permette di avanzare  nasce da quel vuoto ontologico di cui parlava  Platone, ma per capire ciò che ci manca dobbiamo fermarci un po’, ascoltarsi, talvolta anche annoiarsi. Quando abbiamo il coraggio di ammettere che qualcosa ci manca  allora apriamo la porta e il nostro animo alle persone più vicine e care per condividere con loro il nostro vuoto interiore, per capire come riacquistare il nostro  essere. E’ in quei momenti che abbandoniamo il tempo preconfezionato in cui abbiamo trasformato la nostra vita e le festività natalizie, in cui cessiamo di essere consumatori, target, share per tornare ad essere semplicemente uomini e donne.Ecco: per una volta l’augurio è quello di non vivere più nell’universo del programmato, del previsto, del tutto sotto controllo.  Di non essere sempre più indaffarati e pronti a riempire gli spazi vuoti. Riacquistiamo la capacità di accettare la noia e di scoprire che quando ci annoiamo riscopriamo  la condivisione della nostra intimità, il regalo e l’augurio più bello che possiamo fare, che possiamo farci.Auguri di feste vuote da riempire con meno pacchi, con meno pil, con meno stress ma con più sorrisi, con più silenzio,  con più voi stessi.  Auguri di  riscoprire quel vuoto che nessun acquisto può colmare  ma che solo la nostra creatività  può riempire, per una volta tornando ad aver fiducia in noi stessi.Auguri di passare davanti al vostro computer, di guardarlo con simpatia ma  di scegliere  un libro sedendovi poi in poltrona a leggerlo. Auguri di aver scritto almeno un biglietto di auguri a mano, magari con una stilografica. Vecchi e fuori del mondo?  Io vi chiamerei anticonformisti e indipendenti.