Ulisse: il piacere di piacersi

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di Andrea Polo

Senza alcun dubbio la famiglia Angela sa fare televisione e la sa fare anche molto bene. Quella della divulgazione scientifica di massa è diventata un’azienda familiare che non copre solo il settore della televisione, ma anche molti scaffali delle librerie e delle case degli italiani. Sono diventati così popolari da diventare anche oggetto di satira e, da persone intelligenti da essere loro stessi i primi a prendersi in giro (memorabile la partecipazione di Alberto Angela al Pippo Kennedy Show accanto a Neri Marcorè che lo imitava mentre parlava con un irresistibile Corrado Guzzanti in versione Vulvia, guardare per credere:  http://www.youtube.com/watch?v=NRdEFJkju4Q). Piero Angela ha trasmesso e insegnato il Mestiere (con la M maiuscola in quanto compiuto molto bene) a suo figlio Alberto e l’uno così come l’altro sono diventati volti molto familiari per tutti noi. Se Piero Angela si identifica ormai con Quark, Alberto Angela si identifica con Ulisse.Ulisse, che ha come sottotitolo un bellissimo “il piacere della scoperta” è un programma che anno dopo anno è cresciuto bene, conservando un taglio piuttosto giovane e fresco; chiaramente tutto ciò, compatibilmente al fatto che tratta argomenti comunque seri. Se il giudizio complessivo sulla trasmissione non può che essere positivo (e difenderò a lungo un prodotto così ben fatto e curato anche nei minimi particolari che antepone la sostanza all’essere e lo fa a ragion veduta); questa TeleOsservazione vuole essere per Alberto Angela e il suo staff quasi un grido di allerta da parte di un telespettatore affezionato.  Troppo spesso ultimamente mi sembrano scivolare nel ramo Quark della famiglia, quello che, per carità, continua ad essere valido, ma forse un pochino troppo visto. Il rischio, come ho voluto anticipare nel titolo, è quello di piacersi troppo e di guardare a se stessi e non tenere conto delle aspettative e delle preferenze dello spettatore che, puntata dopo puntata, sceglie di sintonizzarsi su Ulisse. Quark si rivolge ad un pubblico più adulto, Ulisse ad uno più giovane. E’ una differenza importante, di cui tenere conto. Questa considerazione che oggi condivido con voi, mi è sorta nel vedere l’ultima, bellissima puntata trasmessa sabato scorso su Rai Tre e dedicata ai grandi inventori e alle grandi invenzioni. Il merito maggiore, che ho sempre riconosciuto alla trasmissione, è quello di trattare in maniera interessante e approfondita tutti quei piccoli grandi particolari che fanno la storia, la scienza o che oggi sono parte della quotidianità di ciascuno e che probabilmente nessuno sa da dove abbiano origine.Ecco, Ulisse è e deve rimanere questo, una trasmissione che piace perché stupisce, perché fa dire più volte nel corso di una stessa puntata: Ma dai! Ma Davvero? Non una trasmissione che vuole guardare a chi è stato il suo seme per imitarlo e fare, irrimediabilmente, un torto ai propri e ai suoi spettatori.Ulisse, continua a stupirci e farci dire: Ma dai!