Nella buona e nella cattiva…educazione

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di Andrea Polo

Chiunque abbia dei figli ha sognato almeno una volta che suonasse al campanello e si materializzasse davanti alla porta. Di chi sto parlando? Ovviamente di Lucia Rizzi, al pubblico televisivo nota come Tata Lucia. Se proprio Tata Lucia fosse stra impegnata, andrebbero benissimo anche le sue vice, la “vorrei essere modella, ma per ora faccio la tata tv” Tata Francesca o la “vorrei diventar tata Lucia ma per ora faccio la vice” Tata Adriana. Insomma, noi genitori di figli ancora in età educabile, non neghiamolo, agogneremmo l’intervento di tutto lo staff di S.O.S. Tata, il programma di La7 che, fra repliche e nuove edizioni, continua (grazie al cielo!) a caratterizzare il palinsesto della rete; senza curarsi minimamente del fatto che si sia in inverno o in estate. Tata Lucia c’è sempre e questo, infondo, è quello che si richiede alle tate. Il programma è la trasposizione, onestamente riuscita e curata meglio – caso più unico che raro-, del format Nunny 911. Famiglie in crisi tiranneggiate da bambini impossibili chiedono l’aiuto della tata tv che, in appena sette giorni, non si sa in base a quali strani doti magiche o alchimistiche, riesce a trasformare anche il più terribile Giamburrasca in un piccolo Principe che, a seconda dell’età, forse è anche in grado di  compilare ai genitori il 730 con bella grafia. Nel corso degli anni alcune cose del format sono cambiate, e non sempre in meglio. Nel team delle tate è entrata tata Adriana che ha sostituito tata Renata inserendosi oggettivamente piuttosto bene (solo Lucia Rizzi è rimasta fin dalla prima edizione, che ormai risale al 2005, ma la vera popolarità il programma la conquista l’anno successivo con, appunto, il tris Lucia/Renata/Francesca). Il video messaggio dei genitori in panne viene analizzato in un finto siparietto che potrebbe serenamente essere tagliato (le tate sono tate, non attrici, e si vede), sono state introdotte prove di verifica in cui le tate mettono sulla graticola i genitori (e spesso sono proprio loro la chiave del problema) e, in sintesi, il format targato Magnolia è più corrispondente ai tempi, meno mellifluo e, con poche parole, più efficace.Negli anni, oltre che ad innumerevoli libri, articoli e blog delle sue protagoniste e addirittura una rivisitazione rigorosissimamente non autorizzata in chiave hard core, S.O.S. Tata ha dato vita anche ad uno spin off meno riuscito e, sapete che non amo i mezzi termini, oggettivamente inguardabile. Adolescenti: istruzioni per l’uso, questo il titolo del programma che va in onda subito dopo il suo genitore, ha un cast molto meno televisivo, che però sembra avere maggiori aspirazioni di celebrità. E’ senza dubbio vero che lo spettatore è irritato più da un adolescente che urla improperi ai genitori piuttosto che da un bambino di quattro anni che ancora vuole essere imboccato e ciò non contribuisce a rendere piacevole il programma, ma la vera chiave del successo di S.O.S. Tata è quella di dare comunque dei suggerimenti semplici che chiunque può applicare per riconquistare la pace familiare. Le attività proposte ai terribili adolescenti nel corso delle puntate che ho TeleOsservato sono state: dipingere un pannello di circa 3 metri per due nell’atelier di un pittore, comporre una canzone assieme ad uno dei finalisti della prima edizione di  XFactor e via su questo genere. Allora, da futuro genitore di adolescenti chiedo: dopo che il “coach” (non si può mica proporre ad un adolescente di farsi istruire da una tata!) sarà andato via, quali mirabolanti attività dovranno inventare mamma e papà per cercare di ricondurre il loro piccolo Attila in blue jeans a vita bassa sulla retta via dell’educazione? O forse lasciano anche un elenco con i numeri di telefono per prenotare un giro sullo Shuttle e il backstage degli U2?Ecco, questo manca ad Adolescenti: istruzioni per l’uso; l’utilità a telecamere spente. Se vi pare poca cosa…