Non sparate sul pianista

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di Andrea Polo

Solitamente mi trovo d’accordo con quello che scrive il critico del Corriere della Sera Aldo Grasso, ma questa volta proprio no. E’ di alcuni giorni fa un articolo in cui Grasso passava sulla graticola Nicola Savino, reo, agli occhi di Grasso, di aver voluto fare il salto dalla Radio alla Televisione non rendendo allo stesso modo nella seconda e, anzi, essendo alla seconda piuttosto inadatto. Certamente Nicola Savino non ha avuto fino ad oggi dei programmi grandiosi ed è innegabile che alcuni errori li abbia fatti (il più grosso, anche in termini fisici, è forse quello di non staccarsi dalla zavorra del sempre uguale a se stesso e non più divertente Digei Angelo), ma la saggezza popolare dice anche di non buttare via il bambino con l’acqua sporca. Nicola Savino è una persona ironica, auto ironica ed intelligente (il che è dote rara e non solo nel piccolo schermo) ed è riuscito nel non facile intento di rendere perlomeno guardabile quel Colorado finalmente orfano di Beppe Braida e, non ultimo, di rivitalizzare una trasmissione come Matricole e Meteore sulla quale capacità di ripresa io per primo non avrei scommesso un solo nichelino. È proprio di questo programma che oggi vi voglio scrivere. Sulla carta non è un granché se non per noi voyer del teleschermo e dei tele esordi dei vip, ma soprattutto tele nostalgici irrimediabilmente legati al  periodo (ormai in espansione) 1980-1999. Ancor meno attraente il fatto che il format della trasmissione fosse stato spremuto come un limone da troppe edizioni, via via sempre uguali a se stesse. M&M, per tutte queste ragioni, è stato sospeso per alcuni anni per poi uscire nuovamente dal cilindro dei palinsesti Mediaset forte di tanti vip, o pseudo tali, che nel corso di questi anni si sono fatti conoscere e che mai vorrebbero si conoscessero i loro esordi.  Buona anche la scelta dei conduttori. Di Savino ho già detto; per favore, però, la smetta di mettersi quei ridicoli coordinati di pochette e scarpe a colore che già lo rendevano ridicolo e non simpatico a Colorado.  Un’attenzione diversa invece la merita Juliana Moreira. Matricole e Meteore l’ha fatta finalmente uscire dallo stereotipo delle ragazzotte in costume da bagno iper ristretto e con sorriso sforzato che affiancano il Gabibbo e ha fatto scoprire quanto Juliana sia simpatica e spontanea. E’ un’ottima spalla per Nicola Savino a cui spesso ruba la scena per l’entusiasmo spontaneo che la rende immediatamente simpatica. Divertente e mai volgare scivola leggera nella conduzione della trasmissione a cui, è innegabile, aggiunge qualcosa. Incredibilmente Matricole e Meteore, in qualche modo, sembra avere nuovamente qualche cartuccia da sparare ed è tutto sommato piacevole. I momenti di calo, però, ci sono. Tristissima, e spesso molto volgare, la rivisitazione che Giorgio Mastrota fa del Cangurotto che fu idea divertente della Buona Domenica a cui partecipò Massimo Lopez (mi ha quasi fatto tenerezza vedere lo sguardo smarrito di Claudio Lippi nel vedere massacrata un’icona di quella Buona Domenica che fu anche sua). Lopez aveva, nell’abito del Cangurotto, un’ironia e un registro che non solo a Giorgio Mastrota non appartengono, ma che addirittura ribalta rendendo il siparietto un momento fastidioso e non goliardico. Altrettanto superfluo e negativo nei confronti dell’economia complessiva del programma la presenza di Digei Angelo che, senza mezzi termini, non fa ridere, fa battute scontate e prevedibili e fa sperare che il suo intermezzo finisca il prima possibile.  Un discorso a parte riguarda Cristina d’Avena. L’eterna fatina Mediaset (il titolo in RAI è e sempre sarà di Maria Giovanna Elmi) ha smesso di prendersi sul serio (ed era ora) e risulta per questo già più simpatica. Potrebbe però essere presente nel programma in maniera più intelligente. La ricerca del Principe Azzurro in abiti da fiaba è un’idea degna del peggior Digiei Angelo, e abbiamo detto tutto.  Chiudiamo con un consiglio non richiesto per le meteore, soprattutto canterine, che passano dallo show. Prendetevi meno sul serio, godete della popolarità che avete avuto e per cui ancora oggi molti si ricordano di voi e hanno, nei vostri confronti quell’affetto sincero che si ha nei confronti del compagno di classe delle elementari che non si vede da 20 anni. Non cercate di dimostrare che siete diventati delle star in Uzbekistan o che in tutti  locali della Kamchatka sono appese le vostre fotografie adorate da orde di fan. Sarete sempre nei nostri cuori, anche se non nei nostri schermi e nei nostri iPod.