Spot anti-vivisezione, scoppia la polemica dei ricercatori

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L’accusa: “Denigra il nostro lavoro”

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Stop alla pubblicita’ televisiva anti-vivisezione che vede come protagonista la figura di una scimmia che piange incatenata dietro le sbarre: e’ quanto viene chiesto all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria dal Gruppo 2003 per la ricerca scientifica insieme a numerosi altri ricercatori italiani.

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Lo spot, trasmesso da alcune settimane sui maggiori canali televisivi, e’ promosso da un’azienda produttrice di cibo per animali, Almo Nature, con l’intento di promuovere una raccolta firme contro la sperimentazione scientifica sugli animali.

Nello spot, questa viene definita senza giri di parole come una ”crudelta”’, ”un delitto senza firma”. Secondo il Gruppo 2003, questo costituisce una grave violazione del Codice di Autodisciplina della comunicazione commerciale, in particolare con riferimento all’articolo 14 che vieta ”ogni denigrazione delle attivita’, imprese o prodotti altrui, anche se non nominati”.

I ricercatori ricordano che la sperimentazione animale ”e’ prevista dalle normative attuali e addirittura obbligatoria prima di immettere un farmaco in commercio. Definire questa attivita’ ‘crudele’ e ‘un delitto’ – prosegue il Gruppo 2003 – lede gravemente l’onorabilita’ e la dignita’ delle decine di migliaia di ricercatori italiani quotidianamente impegnati nella lotta a gravi malattie tra cui il cancro, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), le leucemie infantili, le malattie genetiche, l’Hiv, e molte altre. E’ sicuramente denigratorio e probabilmente anche diffamatorio chiamare ‘crudelta” una parte purtroppo necessaria dell’attivita’ di questi ricercatori, cosi’ come e’ diffamatorio definire ‘un delitto’ un’attivita’ svolta nel pieno rispetto delle normative italiane ed europee e sotto il rigoroso controllo delle autorita’ e volta, peraltro, a una indubbia finalita’ sociale quale e’ la salute pubblica”.