Vizi Pubblicitari-Non dire il falso. parola dello IAP

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Lo dice anche uno dei famosi comandamenti. Non testimoniare il falso contro altri. IDI – Istituto dermatologico italiano, azienda nell’orbita della Santa sede, l‘ha fatta grossa, diffondendo un messaggio pubblicitario che a detta del Presidente del Comitato di Controllo, non è veritiero e non è conforme alle norme dell’art. 23 Cap in materia di prodotti cosmetici e per l’igiene personale del Codice di autodisciplina pubblicitaria.
Codice che sulla terra non avrà certo l’autorevolezza dei Comandamenti, ma che nel settore della pubblicità ha una sua consolidata rilevanza.
Il messaggio pubblicitario in questione recitava “Quel senso di protezione che la pelle sensibile chiede”, e si riferiva ai prodotti “Decortil – C”.
Secondo il Presidente del Comitato, la documentazione fornita dall’inserzionista ai sensi degli artt. 32 e 6 del Codice (ovvero dimostrazione della verità di quanto si afferma in pubblicità) non costituiva un idoneo supporto alle promesse pubblicitarie veicolate. Come dire, nel messaggio si promettevano risultati basandosi su affermazioni circa la sua efficacia che non rispondevano al vero.
Secondo il Comitato, gli studi prodotti erano piuttosto risalenti (1999), vale a dire non recenti. Ma soprattutto relativi alla valutazione dell’efficacia di due prodotti cosmetici, di cui non si comprendeva la denominazione commerciale, in relazione alla protezione nei confronti di radiazioni UV e dopo irritazione con SLS; nonché al mantenimento dell’integrità della barriera cutanea.
Nulla emergeva sulla vantata efficacia del prodotto nell’alleviare il prurito, posto che tale manifestazione, oltre ad avere numerosi possibili cause, non può essere associata incondizionatamente alla manifestazione del rossore. Allo stesso modo è stata giudicata inopportuna l’indicazione in merito alla vantata efficacia sulle “irritazioni cutanee”: il claim, oltre a non essere supportato dagli studi, poteva indurre in errore il pubblico in quanto l’espressione di per sé era suscettibile di alludere a situazioni infiammatorie che non possono essere trattate con un prodotto cosmetico, idoneo per sua natura ad intervenire solo su problematiche non patologiche della cute.
La documentazione prodotta non forniva inoltre alcun sostegno al claim “Ripristina la funzione barriera della pelle”, in quanto nello studio relativo all’efficacia protettiva nei confronti delle radiazioni UV, i risultati ottenuti dimostravano un’efficacia nel mantenimento della barriera cutanea e non nel “ripristino” della stessa, mentre il secondo studio evidenziava addirittura un’efficacia nulla sul recupero della funzione di barriera cutanea, in termini di TEWL (Transepidermal Water Loss).
Parimenti non era provata la vantata efficacia sulla “pelle dei più piccoli”, non essendo stati forniti specifici test al riguardo, né in generale l’enfasi posta nel messaggio sulla specificità di utilizzo del prodotto da parte di soggetti con la “pelle sensibile” (“…la pelle sensibile chiede”, “per pelle molto sensibile”).
Insomma, un messaggio nel complesso scorretto perché attribuisce al prodotto pubblicizzato proprietà ed effetti che non risultavano dimostrati, potendo perciò indurre in errore il pubblico dei consumatori. Insomma, un tradimento della fiducia dei consumatori….