‘Mission’: il no al reality sul dramma dei profughi di Famiglia Cristiana

Il magazine cattolico contro il programma della Rai: “Cari vip, lasciateci il dolore”

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”Cari ‘vip’, lasciateci almeno il dolore”. Sono le parole con cui Famiglia Cristiana dice no al reality show nel campo profughi, in programmazione sulla Rai nel prossimo autunno.

famiglia”Cosa puo’ spingere Al Bano o Michele Cucuzza, Barbara De Rossi o Emanuele Filiberto a passare dieci giorni in un campo profughi in Sudan o Congo sotto le luci di un reality show (titolo: The Mission) e’ una domanda che pensavamo di poterci porre semmai in un’altra vita – scrive il settimanale dei Paolini nella sua edizione online -. Avendo gia’ dato parecchio, in questa, con le varie Isole dei famosi, gli svariati Grandi fratelli e via fictionando. Invece no, la tentazione apparecchiata da Mamma Rai e’ stata irresistibile e ha trovato proseliti”.

”E’ il reality per una buona causa, quello che ‘ti porta dentro’ la guerra e i suoi abissi guidato dalla mano amica di chi fino a ieri discuteva in Tv di dieta mediterranea, borse sotto gli occhi e inestetismi da botulino – commenta ancora Famiglia Cristiana -. Non c’e’ guerra che tenga. Venga avanti troupe e truccatore, cosa vuoi spaventarti se c’e’ Al Bano che ti porta a guardare negli occhi di un orfano”.

”Spiacenti, tutto questo non ci piace affatto”, aggiunge il magazine cattolico, ”innanzitutto perche’ abbiamo scarsa fiducia e considerazione di chi – parliamo dei ‘vip’ – si e’ prestato al gioco, in cambio dei famosi 10 minuti di fama che non si negano a nessuno. Di piu’: ci stupiamo di quelle Ong che si sono dette favorevoli all’esperimento perche’ fa pubblicita’ alla loro azione umanitaria”.

”Il dolore. Lasciateci il dolore, cari Al Bano, Emanuele Filiberto e tutti voi di The Mission – conclude Famiglia Cristiana -. Lasciateci il dolore, e saremo perfino disposti, per una volta, a sentirvi cantare le vostre canzoni e raccontare le vostre sciocchezze sull’ultimo taglio di barba al prossimo show domenicale. Pero’ siate gentili, lasciateci almeno il dolore libero dalla vostra presenza”.