Risse, insulti e abbandoni: dopo la sentenza Berlusconi, torna la tv trash

Biancofiore contro Civati, Carfagna contro Berlinguer: le Larghe Intese sul piccolo schermo sono già finite. E non per una questione di ascolti: parola di sociologo della comunicazione

di Giovanni Santaniello

Prima Pippo Civati che zittisce la sottosegretaria Michaela Biancofiore e battibecca con lei nel bel mezzo della puntata di In Onda di Luca Telese. Poi Mara Carfagna che abbandona in diretta lo studio di Tg3 Linea Notte Estate di Bianca Berlinguer.

Ecco: giusto per ricordare gli episodi più rilevanti degli ultimi due giorni. La tv sembra che abbia già decretato la fine delle Larghe Intese. Rispolverando risse e abbandoni clamorosi di postazioni come non si vedeva da tempo.

Sta di fatto che è lecito porsi questo quesito: è la tv ferragostana che cerca scorciatoie a caccia di ascolti o sono i reali effetti della politica sull’orlo della “guerra civile” del post-sentenza Berlusconi ad infiammare così tanto gli animi anche davanti alle telecamere?

Francesco Siliato, ordinario di sociologia della comunicazione al Politecnico di Milano, non ha dubbi: la colpa è della politica. Anzi: della politica “degradata” dell’Italia di oggi. Ma, detto questo, il professore non risparmia nemmeno l’atteggiamento della tv. “Io non credo che le liti o gli ospiti che abbandonano platealmente gli studi televisivi siano voluti dalle varie trasmissioni. Gli ascolti, ormai, non dipendono più da queste cose come ai tempi di Sgarbi, per intenderci. Semplicemente, in tv va di scena la strategia del Pdl di buttarla in rissa. Dopo la sentenza di condanna definitiva di Berlusconi, evidentemente, non hanno tante argomentazioni. Ma per non perdere i loro sostenitori, cercano di rigettare le accuse su tutti gli altri”.

La tv non ha proprio niente da rimproverarsi? “La tv subisce il clima sociale e politico degradato fino a tal punto. Ma ha una colpa: quella di cedere il microfono a chi gioca sporco anzichè fare fino in fondo il suo dovere: raccontare come stanno le cose. E’ come se il Corriere della Sera lo firmasse la Santanchè anzichè De Bortoli. In tv, il giornalista si svilisce da solo. Rinuncia al suo compito istituzionale di raccontare una verità provata e sta al gioco di chi la butta in rissa con lo scopo di sviare e confondere le idee. Certo, anche in questo caso al pettine viene il grande nodo del conflitto d’interessi. Mediaset mica può parlare male del suo padrone? E la Rai, non è controllata da una commissione di Vigilanza politica?”