Il rappresentante dell’associazione Pubblicitari Professionisti contro la procedura scelta dal sindaco Rottamatore
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Il concorso internazionale aperto a tutti indetto dal Comune di Firenze per creare un brand della città del Giglio riconoscibile in ogni angolo del mondo sul modello del cuore stilizzato di New York, è bocciato da Renato Sarli, consigliere nazionale nonchè rappresentante della Regione Lombardia di TP, l’associazione dei Pubblicitari Professionisti.
Sarli spiega le motivazioni di questa sua posizione in un lungo post apparso questa mattina sul suo profilo Facebook indirizzato al sindaco Matteo Renzi. Post, che arriva a descrivere l’idea lanciata da Palazzo Vecchio come “una mazzata alla professionalità dei creativi italiani”.
Perchè? Presto detto: ciò che Sarli (e con lui, assicura, molti altri) non digerisce è la procedura del concorso. Aperto a tutti, vale a dire anche ai non professionisti del ramo, e per questo a rischio di “nascondere una forma di sfruttamento del lavoro”.
“Non ho nessuna voglia di difendere corporazioni e di non dare spazio ai giovani, ma questa procedura – argomenta il rappresentante di TP – è quanto di più becero si possa immaginare. Non entro nel merito della tutela o della modernizzazione eventuale del Giglio, ma mi concentro sulla modalità. Questi contest danno la possibilità a chiunque di partecipare ed eventualmente vincere una gara, è vero. Ma a quali condizioni? E’ un metodo che noi professionisti osteggiamo perchè la creatività non è solo un’idea brillante, ma il frutto di un processo, di conoscenze, di cultura, di sudore, di lavoro che va riconosciuto e pagato. Questi contest – conclude Sarli – nascondono una forma di sfruttamento del lavoro, raccolgono idee a bizzeffe senza che queste vengano pagate, danno l’illusione a tutti di poter competere improvvisando con professionisti che si sbattono per aggiornarsi, per essere competitivi sulla qualità, che tutelano i diritti”.
“Chi si occupa di grafica, creatività, comunicazione, marketing” vuole svolgere “un lavoro che non si improvvisa”. E Renzi, da questo punto di vista, è avvisato.

