Lo spot della 500 in Usa fa infuriare le cassaintegrate di Pomigliano

Le operaie contro la pubblicita’ della Abarth: “Noi donne siamo considerate cose, pezzi da manipolare”

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Chissà se anche per loro, l’amministratore delegato Sergio Marchionne riserverà lo stesso trattamento che finora ha riservato solo alla Fiom, chiudendo loro le porte della fabbrica Fiat di Pomigliano. Ma tant’è: un gruppo di operaie cassaintegrate del ‘Gian Vattista Vico’ contesta la pubblicita’ realizzata per la 500 Abarth Cabrio negli Stati Uniti, nella quale si usano corpi di circensi e contorsioniste che si assemblano fra loro per arrivare alla ‘carrozzeria umana’.

”Qualcuno la chiama ‘arte’ – affermano le cassaintegrate fino a qualche anno fa impiegate sulle catene di montaggio nello stabilimento della Fiat di Pomigliano – ma a noi fa rabbrividire il pensiero sottinteso con cui Marchionne intende strumentalizzare i corpi delle donne da lui considerati ‘cose’, semplici pezzi di componentistica da manipolare per ‘fare prodotto’. Donne usate come sottogruppi da assemblare, corpi negati come i diritti dei lavoratori. Questa logica aberrante non e’ diversa, ma rafforzativa e peggiorativa, del precedente slogan della Fiat ‘noi siamo quello che facciamo’ (per la Panda di Pomigliano), come a dire che il lavoro e la vita umana diventano merce di rango e valore inferiore alle merci stesse in quanto ‘serventi’ del fine produttivo”.

Le operaie, che hanno diffuso una nota, infine, affermano che quella usata da Marchionne ”e’ una filosofia che pretenderebbe di estromettere i diritti dei lavoratori e quelli sindacali dalle fabbriche”. Ma non è certo la prima volta chele auto Fiat sono pubblicizzate negli Usa con spot assai spinti, per così dire. Qui sotto, assieme al backstage dello spot incriminato, un piccolo campionario (ristretto alla sola 500) per farsene un’idea.