Vizi Pubblicitari-Editoria tendenza ad ingannare

di Federico Unnia

Federico Unnia
Federico Unnia

Specchio delle mie brame, chi è più spinto ad ingannare? La recente relazione annuale dell’autorità antitrust offre interessanti spunti per misurare il costume e l’eticità del business in settori vitali della nostra società.
È il caso, tra i molti, dell’editoria, ove l’Autorità ha spesso messo becco per ristabilire situazioni di correttezza e legalità.
Nel settore dei servizi, l’attività della Autorità nel 2012 ha interessato in primo luogo la promozione a domicilio di opere editoriali. Le aziende, soprattutto se editrici di opere di pregio o comunque da valorizzare come di particolare spessore culturale, sono ricorse allo strumento della vendita “porta a porta”, talora anche come modalità esclusiva di promozione e vendita. Si tratta – striglia l’Antitrust – di una condotta di per sé lecita, ma che ha anche configurato situazioni di disagio per i consumatori, a seguito di informazioni pubblicitarie ingannevoli e di pratiche commerciali aggressive.
E’ il caso, ad esempio, di pratiche che fornivano informazioni non veritiere sul valore dell’opera editoriale pubblicizzata; oppure di promesse di pubblicazioni in regalo, in realtà ottenibili solo nell’ambito di una visita a domicilio e subordinatamente alla sottoscrizione di un contratto di acquisto delle opere editoriali. E inoltre, nel fornire informazioni false sulla natura solo culturale, ma in realtà commerciale, di un’iniziativa formativa destinata a famiglie con figli che frequentano scuole dell’obbligo e nell’indebito condizionamento dei consumatori, soggetti vulnerabili per la loro età o le loro condizioni di salute, con lunghe visite a domicilio non preannunciate.
Le segnalazioni pervenute e le informazioni raccolte dall’Autorità hanno messo in risalto come le modalità di promozione dei prodotti da parte dei venditori fossero alquanto pressanti e moleste, considerate persino una “forzatura psicologica” da parte dei consumatori per l’insistenza e la pressione a far firmare il contratto di acquisto e per le argomentazioni usate, che talora facevano leva su stati di debolezza psicologica dei consumatori per situazioni personali dolorose.
Particolare rilievo assume il principio, stabilito dall’Autorità, per cui, in un’ottica avanzata di protezione dei consumatori vulnerabili, la presentazione a domicilio di opere a pagamento si estrinseca in affermazioni e comportamenti di un soggetto (il venditore) in posizione di forza rispetto al consumatore che, anche per effetto dell’impatto emozionale connaturato a tale modalità di vendita particolarmente invasiva, si trova in posizione di debolezza. Ciò da un lato conduce a valutare con particolare rigore le condotte dei venditori nei confronti dei soggetti rientranti nelle categorie “vulnerabili”, dall’altro impongono ai professionisti un accentuato onere di diligenza consistente in una maggiore cautela nell’utilizzo di espressioni e strumenti volti a reclamizzare un prodotto e a indurne l’acquisto.
La vendita a domicilio di prodotti editoriali ha riproposto la tematica della responsabilità del professionista per le condotte di vendita poste in essere da suoi agenti. Anche su questo aspetto l’Autorità ha confermato il proprio orientamento secondo il quale il professionista non può essere esente da responsabilità nel caso in cui gli agenti promuovono le vendite di suoi prodotti o servizi in nome e per conto dello stesso. Perciò il professionista rimane responsabile per culpa in vigilando e per culpa in eligendo.
In tale contesto, assume particolare rilievo la modalità con cui il professionista provvede sia alla formazione della forza vendita sia a controllare l’operato degli agenti operanti in suo nome e per suo conto. 212
Il procedimento ha riguardato le condotte poste in essere dalla UTET, consistenti nell’aver adottato comportamenti scorretti nel promuovere la vendita a domicilio di opere di pregio, ovvero riproduzioni pregiate di testi antichi, realizzate in concomitanza di particolari eventi storici, culturali o artistici. L’Autorità, sulla base delle risultanze istruttorie, ha sanzionato la UTET per un importo di 100 mila euro.
Altro esempio è stato il procedimento Federico Motta Editore che ha avuto ad oggetto due distinte pratiche, vale a dire la promozione a domicilio di opere editoriali, attraverso modalità ingannevoli e indebito condizionamento, e la promozione nelle scuole di “prodotti multimediali” con modalità oscure e poco trasparenti.
I comportamenti contestati hanno trovato supporto anche nei documenti acquisiti nelle ispezioni, documenti che hanno evidenziato carenze nel monitoraggio dell’operato degli agenti di vendita e nell’adozione di misure volte a tenere esenti i consumatori dalle conseguenze delle condotte illecite degli agenti stessi. Le stesse evidenze istruttorie hanno mostrato l’utilizzo, in sede di “aggancio” dei consumatori, di informazioni incomplete e oscure, successivamente smentite o corrette dopo la sottoscrizione del contratto di acquisito e di quello di finanziamento da parte del cliente. Tutto ciò ha spinto l’Autorità ha infliggere al professionista una sanzione di 100 mila euro per la prima pratica commerciale e di 40 mila euro per la seconda pratica.
Anche nel procedimento svolto nei confronti di Gigart Srl e Gigart Art Finance Srl le condotte hanno riguardato i comportamenti posti in essere da alcune società del Gruppo Gigart, consistenti nel promuovere, in maniera ingannevole e talora aggressiva, l’acquisto a domicilio di opere d’arte e la possibilità, attraverso siti Internet, di investire in arte usufruendo del cosiddetto “diritto di prestito”.
L’Autorità ha censurato i comportamenti sopra descritti, vietandone la diffusione e la continuazione, in quanto considerati una pratica commerciale scorretta. Sono state irrogate sanzioni pari a 80 mila euro a Gigart e 20 mila euro a Gigart Art Finance.