Lavori del futuro, entro il 2015 Internet crea 900 mila posti

Il tragico paradosso italiano: non si sono formati i profili professionali giusti. Ecco, in ogni caso, cosa (ci sarebbe) da fare

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Se fino a qualche anno fa l’Europa aveva paura dell’idraulico polacco, simbolo di un’invasione di manodopera a basso costo proveniente dai Paesi dell’est europeo, oggi la stessa Europa e’ alla ricerca del carpentiere digitale, l’ operaio 2.0 che sa utilizzare le nuove tecnologie prima ancora che i vecchi arnesi di lavoro. Ma in Italia mancano proprio queste figure professionali e l’Internet Economy vale solo il 2% del Pil, contro il doppio della media europea.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ quanto emerge dal rapporto ”Professioni e Lavoro nel 21esimo secolo” curato dal think tank Glocus e presentato questa mattina a Roma con interventi, tra gli altri, dal capo di gabinetto del Ministero della Pubblica Istruzione, Luigi Fiorentino, del presidente dei giovani imprenditori di Confindustria, Jacopo Morelli, del sociologo Domenico De Masi, del senatore Pietro Ichino, del presidente dell’Isfol, Pietro Antonio Varesi e del sottosegretario al welfare, Carlo Dell’Aringa.

In Europa, sostiene Glocus, la domanda di lavoro nel prossimo triennio sara’ concentrata soprattutto sull’istruzione e la formazione radicalmente trasformati dalla rivoluzione digitale degli ultimi anni.

Entro il 2015 si prevede che ci saranno circa 900mila posti di lavoro vacanti a causa della scarsita’ di figure professionali dell’Information and Communication Technology.

Il carpentiere digitale, dunque. Ma non solo. Mancano all’appello: progettisti di sistemi informatici, consulenti di software, analisti e sviluppatori di applicazioni, esperti di usabilita’ e accessibilita’, medici e operatori sanitari specializzati nell’assistenza domestica grazie alla domotica, ingegneri esperti nella tecnologie a basso impatto ambientale, esperti di sicurezza dei sistemi. Una rivoluzione che sta abbracciando anche il comparto manifatturiero italiano, il secondo in Europa per esportazioni dopo la Germania, che soffre la carenze di figure altamente specializzate.

L’Internet Economy italiana, si diceva, contribuisce alla formazione del Pil nella misura di appena il 2%, circa 32 miliardi di euro (studio McKinsey) rispetto alla media europea del 4% con picchi del 7% in Paesi come Germania e Nord Europa. Se raggiungessimo la media europea e’ come se avessimo ogni anno 4 finanziarie italiane.

”L’unico modo per uscire da una situazione che vede il tasso di disoccupazione giovanile italiano al 40,5% – si legge nel Rapporto – e’ quello di riallineare l’offerta di lavoro alla domanda del mercato, riformando alla base il sistema dell’istruzione e della formazione. Non basta dunque una politica degli incentivi per le assunzioni, ma servono degli interventi volti a preparare i lavoratori ad un mercato ormai cambiato”.

Per questo Glocus propone, accanto ad una prioritaria riforma del diritto del lavoro e all’introduzione della formula contrattuale della flexsecurity, anche una profonda riorganizzazione dell’istruzione, a partire gia’ dai cicli della prima infanzia.

”Noi partiamo in ritardo perche’ abbiamo di fatto mancato l’obiettivo che l’Europa si era data per il 2000/2010 – ha spiegato il Presidente di Glocus, Linda Lanzillotta – L’agenda di Lisbona ci diceva di puntare tutto sulla formazione, sulla ricerca, sull’innovazione. Per quanto riguarda l’Italia sappiamo com’e’ andata: nell’ultimo quindicennio il settore dell’education e’ stato il piu’ definanziato del bilancio pubblico a vantaggio dei settori della previdenza e della sanita”’.

In particolare i consumi pubblici per le spese sanitarie italiane dal 1980 al 2009 sono aumentati dal 29,7% al 33,8%, mentre l’istruzione ha visto scendere la quota dal 25,7% al 20%. ”Abbiamo speso per gli anziani anche le risorse che dovevano costruire il futuro per i giovani – ha concluso Lanzillotta – ora dovremmo restituirgliene almeno una parte”.