WhatsApp, l’applicazione che giura odio eterno alla pubblicità

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I fondatori Koum e Acton, mentre fanno vedere i sorci verdi alle grandi compagnie, affermano: “E’ solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri”

di Giovanni Santaniello

C’è chi sopravvive senza pubblicità. Felicemente. Sembra proprio la classica eccezione che conferma la regola. Ma tant’è: WhatsApp, l’applicazione creata nel 2009 da due ex dipendenti di Yahoo, Jan Koum e Brian Acton, dice no all’advertising ma sta facendo vedere i sorci verdi alle grandi compagnie telefoniche avendo già scippato loro l’affare-messaggistica.

girlDa quando è disponibile, infatti, i messaggini tra gli utenti di smartphone possono essere inviati e ricevuti in maniera pressocchè gratuita. E questo, se nel 2012 ha fatto perdere già 23 miliardi di dollari alle compagnie telefoniche, tra tre anni, arriverà a segnare per queste ultime un buco da 54 miliardi. Un vero e proprio record.

Nel 2014 si calcola che saranno 50 miliardi i messaggi scambiati con WhatsApp contro i 21 con gli sms tradizionali. In più: l’applicazione conta già 250 milioni di utenti in tutto il mondo.

In pratica, il suo successo è dovuto al fatto che si appoggia ad Internet, ed è disponibile per tutti i sistemi operativi mobili a prezzo irrisorio: 99 centesimi. E’ quanto si paga al momento del download se si ha un sistema operativo iOS, o all’anno con altri tipi di sistemi.

Ma perchè a questo guadagno Koum e Acton non vogliono aggiungere quello che deriverebbe dalla pubblicità? “La pubblicità non è solo un’interruzione dell’estetica, è un insulto alla vostra intelligenza e un’interruzione dei vostri pensieri – è la loro risposta – I telefonini sono oggetti così privati e personali che metterci dentro l’advertising non può che portare a un’esperienza negativa per l’utente”.

Tanto per dirla tutta: Koum e Acton, finora, hanno respinto anche le avances di Google e Facebook che si sono dette interessate a comprare la loro applicazione. Evidentemente, non vogliono vivere di solo pane. Quello che già hanno, in ogni caso, non è mica un tozzo.