Big Data, la miniera d’oro da usare con cautela

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A Milano il forum su quanto incide la tecnologia 2.0 sulle nostre vite. L’Osservatorio TuttiMedia si chiede se l’intelligence sia per tutti o per nessuno

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I Big Data, i grandi dati aggregati, sono una miniera d’oro, ma trattarli prevede anche i rischi connaturati alle miniere vere e proprie. Questo il punto di partenza del workshop ‘Big Data: per tutti o per nessuno? L’intelligence tecnologica oggi’, organizzato a Milano da Osservatorio TuttiMedia.

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”La raccolta di documentazione attraverso gli strumenti elettronici e’ una delle novita’ piu’ interessanti consentite dalle nuove tecnologie”, spiega Paolo Lutteri, dirigente marketing internazionale Rai pubblicita’. ”In particolare, i giganti di Internet, provider e motori di ricerca, possono monitorare accuratamente il traffico, dai siti tradizionali ai social network. Attraverso i cosiddetti cookies si possono cosi’ profilare non solo gli interessi concreti di chi naviga su Internet, ma anche i desideri e le attitudini al consumo”.

Fino a qui, pero’, siamo alla miniera d’oro e alla possibilita’ di cucire messaggi e offerte su misura per il proprio target di riferimento. La parte difficile arriva invece quando bisogna trovare un equilibrio tra raccolta dati e trasparenza.

”Bloccare il progresso in nome di un qualcosa di poco trasparente sarebbe davvero un peccato”, aggiunge Giovanna Maggioni, Direttore Generale dell’Upa (Utenti pubblicita’ associati), commentando l’esplosione dal caso Datagate, che ha visto il Governo americano al centro di uno scandalo causato dalla raccolta di informazioni confidenziali all’insaputa degli utenti.

”I dati hanno sempre rappresentato una variabile fondamentale, ma coi recenti mutamenti tecnologici hanno assunto un ruolo davvero centrale”.

Tutto diventa tracciabile, catalogabile e modificabile in tempo reale, in particolare con la diffusione dei dispositivi mobili e le forme di interazione bidirezionali del web 2.0.

Il problema del rispetto della privacy si afferma di pari passo come nodo complesso e delicato. Oggi il 98% delle informazioni e’ archiviato in modo digitale ma solo il 15% puo’ considerarsi strutturato: organizzare questa massa critica di contenuti diventa quindi di vitale importanza per le aziende.

La loro efficienza, se non addirittura sopravvivenza, dipende ogni giorno di piu’ dalla capacita’ di elaborare dati diversi, eterogenei, per trovare connessioni nascoste e prima imprevedibili. Un processo facilitato dal progresso tecnologico, con dispositivi dotati di capacita’ di calcolo sempre maggiori e in grado di immagazzinare quantita’ crescenti di dati a costi decrescenti. Con la sfida di mettere a fattor comune un tale patrimonio informativo senza intaccare il rapporto tra liberta’ e sicurezza.