Made in Italy, la lite Marchionne-Renzi per il camper e la Giottiline

Leonardo Giotti, titolare dell’azienda che ha fornito la macchina al Rottamatore, coglie al volo l’occasione per farsi pubblicità: “Siamo italiani al 100%”. (Anche se il motore non è Fiat)

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Vi ricordate il camper di Matteo Renzi? Quello che il Rottamatore usò per percorrere tutt’Italia in occasione delle ultime primarie del centrosinistra? Quello che un giorno investì, ma solo per scherzo, un falso Massimo D’Alema?

camperBene, ora è di nuovo protagonista. Merito di un siparietto tra l’ad Fiat, Sergio Marchionne, e il sindaco che sogna di diventare premier sull’italianità (vera o presunta) del prodotto.

Fatto sta che sulla questione, si è sentito in dovere di intervenire anche Leonardo Giotti, titolare della Giottiline, il marchio del camper dei Rottamatori.

”La nostra azienda e’ l’unica rimasta a produrre camper in Italia che abbia capitale sociale totalmente italiano – ha specificato l’imprenditore – Quindi, i camper che facciamo sono italiani al 100%. Su quello di Renzi, di straniero c’e’ solo lo chassis, per un accordo commerciale con Citroen. Ma tutta la realizzazione della ‘casa viaggiante’ e’ fatta in Toscana”.

renzi marchionneEcco, per la serie mettere i puntini sulle i. E fare un po’ di pubblicità al prodotto di casa prendendo un’occasione al volo: ”Il marchio Giottiline e’ italiano, lo stabilimento e’ in Toscana. E io ne faccio pure una questione di orgoglio ‘made in Italy’, visto che si tratta di un’etichetta su cui continuiamo a puntare anche in questa fase”, ha aggiunto Giotti.

E quindi? Chi ha ragione tra Marchionne e Renzi? Quest’ultimo, si direbbe. ”Non e’ esatto – ha risposto Giotti – quanto detto dal dottor Sergio Marchionne all’assemblea di Confindustria Firenze, anche se ovviamente non ci deve sfuggire la volonta’ di fare della sana ironia: si definisce camper il mezzo completamente allestito, non solo lo ‘scheletro’ costituito dalla parte meccanica, cioe’ telaio, motore ed altro, che ci forniscono le cause automobilistiche”. Straniere, ma tant’è.