La fiction-shock di Canale 5: Pupetta Maresca vale quanto Falcone e Borsellino

L’ammiraglia di Mediaset lancia la storia della camorrista interpretata da Manuela Arcuri. Siliato (Politecnico di Milano): “E’ la dittatura dello spot in un Paese che glorifica il peggio di sè”

di Giovanni Santaniello

Perdetevela, se potete. Dopodomani, inizia su Canale 5 la fiction incentrata sulla vita di Pupetta Maresca. Una camorrista di Napoli oggi 78enne che non si è mai pentita di stare dalla parte della criminalità e che già nel lontanissimo 1954 salì alla ribalta delle cronache nazionali per aver ucciso un boss rivale di suo marito.

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Manuela Arcuri e Pupetta Maresca alla presentazione della fiction

Ebbene: il fatto che era donna, una donna di bell’aspetto, fece sì che da subito attorno a lei si venisse a creare una sorta di leggenda che la dipingeva come una bella indomita che si fa giustizia da sè, in un mondo che le ruota contro.

Ma tant’è: questa è la leggenda. La storia, la vera storia, invece, racconta tutt’altro: Pupetta Maresca in tutta la sua vita non ha fatto altro che seminare violenza e soprusi.

Ma, nonostante ciò, oggi posa sulle riviste patinate con l’attrice che la interpreterà nella fiction, Manuela Arcuri. Proprio come una star qualsiasi, rilasciando tanto di dichiarazioni.

Leggere per credere: “Mio marito – riporta, ad esempio, La Stampa di oggi – fu assassinato dopo soli 80 giorni di matrimonio quando ero incinta del mio primo figlio. Ho tentato di denunciare l’assassino, ma nessuno mi ha dato retta. Perciò, quando mi trovai faccia a faccia con chi aveva ucciso mio marito, ho sparato. Il mio bambino nato in carcere mi fu portato via che aveva tre anni ed ero da poco tornata libera quando fu a sua volta assassinato. Questa è la storia della mia vita…”

Una vita che è giusto dare in pasto al pubblico televisivo? Francesco Siliato insegna sociologia della comunicazione al Politecnico di Milano e, più che arrabbiato, si dimostra sfiduciato. “Sì, non sono affatto meravigliato che si trasmetta la fiction sulla vita di una camorrista. Purtroppo, non si tratta nè del primo nè, ahimè, dell’ultimo caso”.

Non si rischia di trasmettere sotto gli occhi di tutti un cattivissimo esempio? “Certo. Ma diciamo la verità: anche quando ci sono state le fiction che raccontavano le storie dei magistrati o degli uomini delle forze dell’ordine, non sono stati sempre i personaggi dell’Anti-Stato ad uscirne come vere star? Da Vallanzasca a Romanzo Criminale, l’elenco che potrei fare è lungo. C’è poco da fare: il nostro è un Paese che glorifica il peggio di sè. Per questo non mi meraviglia la ‘mala-educacion’ della fiction sulla Maresca”.

Ma c’è anche un altro punto che Siliato tocca con forza: quello economico della dittatura dello spot. “La fiction su Pupetta va in onda per un mero tornaconto economico. Su questo non c’è dubbio. Magari, Mediaset, tra un mese, ne trasmetterà una dedicata a Falcone e Borsellino. Ma la cultura industriale che sta dietro alla scelta della fiction su Pupetta mette sullo stesso piano il bene e il male”.

E noi non possiamo farci nulla? “Da spettatori possiamo non guardarlo. Ma dato che la fiction è già un caso di cui si occupano i giornali, credo che sia più probabile un suo successo. E, magari, tra qualche tempo, sarà programmato anche il continuo: Pupetta Maresca 2. Tra parentesi, ancora in onda sulle reti di proprietà di un signore (Berlusconi, ndr) che ha fatto per anni il premier di questo Paese e che tutt’oggi lo rappresenta istituzionalmente e che per questo dovrebbero essere considerate anch’esse come la Rai di servizio pubblico. Il quadro è inquietante, ma è quello che abbiamo davanti agli occhi”.

Con la Arcuri che spiega quanto segue: “Non è stato facile calarsi in un personaggio come questo, una donna della camorra che ha seguito le regole della camorra: ne ho voluto fare una figura coraggiosa e piena di passione, una che si è ribellata alle regole patriarcali della sua famiglia, una che si è fatta giustizia a modo suo in anni in cui alle donne non era concesso agire in alcuna autonomia”.

Ecco: della storia di Pupetta, la Arcuri non ha capito nulla. E magari, possiamo davvero perdercela.