Il Paròn, il Mago e i segreti della Milano del 1963

A Palazzo Reale, la mostra che ripercorre la storia dei due leggendari allenatori che portarono Milan e Inter ai vertici del calcio mondiale. Ma anche quella di una città che seppe accendere il motore dello sviluppo con i suoi marchi. Il suo modo di comunicare. E i suoi sogni

di Giovanni Santaniello

Correva il 1963. E con esso, un Paese in pieno boom economico – l’Italia – una città aperta che si gettava anima e corpo nel futuro – Milano – e due squadre di calcio che vinsero tutto ciò che c’era da vincere – il Milan e l’Inter. Cinquant’anni fa a guidarle erano loro: Nereo Rocco ed Helenio Herrera.

mostraIl Paròn e il Mago. Milano, oggi, li celebra con una mostra allestita a Palazzo Reale a cura del giornalista Gigi Garanzini e aperta al pubblico fino all’8 settembre.

Oltre a celebrare le vittorie calcistiche degli anni Sessanta, ‘Quelli che…Milan Inter ’63 – La leggenda del Mago e del Paròn’ rende uno spaccato significativo su una città e un Paese da ricordare, magari, non solo per incrementare la nostalgia di chi quegli anni li ha vissuti, ma anche per affrontare meglio le sfide di un presente che ci sembra tanto diverso e lontano da quell’epoca.

Del resto, se oggi c’è da superare una spaventosa crisi economica, mezzo secolo fa non ci si doveva mettere alle spalle il dramma della guerra?

Da Palazzo Reale se ne esce con la convinzione che per farcela anche oggi servirebbe prima di tutto un pò di quella fiducia che cinquant’anni fa animò il ‘miracolo’.

herrera e roccoLeggere per credere i marchi che si espandevano mentre il Milan di Rocco e l’Inter di Herrera dominavano sui campi da gioco: Lambretta, Alfa Romeo, Campari, Pirelli, Sit-Siemens, Borletti, Breda, Falck, Brown Boveri, Montecatini, Redaelli, Motta, Alemagna. O riflettere su ciò che Ernesto Rogers, uno degli architetti che realizzò la Torre Velasca, ebbe a dire: “Bisogna riprogettare tutto, dal cucchiaio alla città” mentre gli frullava in testa il nuovo design made in Italy. O, ancora, rivedere Marcello Marchesi – in un filmato delle Teche Rai in mostra – che cercava un jungle per una pubblicità spiegando che il suo compito era “far ricordare il nome del marchio a chi comprava”. E riascoltare Giorgio Gaber cantare queste parole: “Con le rèclames sempre più grandi/coi magazzini/ le scale mobili/ coi grattacieli sempre più alti/ e tante macchine sempre di più/ Com’è bella la città/ com’è grande la città/ com’è viva la città”.

E quindi: chissà cosa direbbero oggi, il Mago e il Paròn. Che consigli darebbero due vincenti come loro. Anche rivolti a quel mondo della pubblicità, la vetrina della loro Milano, che, in settimana, i dati Nielsen hanno certificato nel periodo più buio degli ultimi vent’anni. Già: loro che hanno vissuto ai tempi in cui la comunicazione era una scienza al di là da venire ma che ne furono autentici pionieri. Herrera con una dialettica incalzante, aggressiva, vagamente ansiogena che rifletteva l’inquietudine di un temperamento d’attacco. Rocco più coperto, ma solo per passare alla battuta in modo più fulmineo. Chissà che consigli avrebbero da dispensare.

Entrambi erano ottimi comunicatori (“in tv, sia l’uno che l’altro era palesemente molto più ad agio degli stessi conduttori”). Portatori sani di idee positive, al di là di chi dei due inventò per prima il catenaccio. Piacevano e si piacevano. Tant’è che nel ’67 il Mago si esibì con Charo Lopez sul set del film ‘Ditirambo’. E sei anni più tardi, il Paròn a malincuore rifiutò una parte propostagli da Fellini in ‘Amarcord’. Salvo poi rifarsi come testimonial di uno spot pubblicitario: quello della casa di moda ‘Facis’. “Anche Rocco veste Facis”, era lo slogan. Ma la taglia 58 fece sì che il suo amico Nicolò Carosio, su quella gag campasse di rendita per anni.

Fatto sta che il succo della loro filosofia e, se volete, il segreto del loro successo, lo si scorge nelle parole d’ordine che sono segnate nei rispettivi spogliatoi sapientemente ricostruiti a Palazzo Reale.

“Chi attacca per primo vince”, “De proffessiòn, bel zovine”, “Non credo nell’insuccesso”, “Il desiderio di vincere si trasmette”, “Pensa veloce, agisci veloce, gioca veloce”, “Por què no puedes ser el mejor?”, “Vegni con mogli, fidanzate, roba seria però”. E soprattutto, quel “Chi non dà tutto, non dà niente” che mette così tanto con le spalle al muro l’Italia di oggi.

La mostra a Palazzo Reale è stata inaugurata il 24 maggio e in una settimana è stata visitata da circa un migliaio di persone. 444 si sono schierate per Rocco; 541 per Herrera. Ma tutti ne sono usciti con la voglia di un nuovo ’63.