Macchinette mangia-soldi, l’appello dei Comuni: “Stretta sulla pubblicità”

E’ una delle richieste avanzate al Governo da Alessandro Cattaneo a nome dell’Anci e da don Armando Zappolini, del Coordinamento nazionale delle Comunità d’Accoglienza

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Contro le macchinette mangia-soldi, i sindaci chiedono maggiori poteri. E una stretta anche alla pubblicità. Diffuse, ormai, in tutto il territorio nazionale, i videogiochi da bar stanno facendo dilagare le patologie in migliaia di giocatori, con effetti preoccupanti sul fronte della tenuta sociale delle città.

gioco

L’ultima allarme, in tal senso, è lanciato dall’Associazione nazionale dei Sindaci (Anci) e dal Coordinamento nazionale delle comunita’ d’Accoglienza (Cnca).

L’appello rivolto a Parlamento e Governo è di approvare una legge quadro sul gioco d’azzardo che rafforzi le funzioni e le competenze dei Comuni.

”Ringraziamo le tante campagne stampa fatte finora e anche ‘Le Iene’, che ci hanno aiutato a far luce su questo fenomeno”, ha spiegato il rappresentante dell’Anci, il sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. ”Finora, dallo Stato ci sono state soltanto misure palliative, ma noi chiediamo cose specifiche: un potenziamento dei poteri sanzionatori dei Comuni, attribuendo loro i proventi delle sanzioni amministrative e rendendo piu’ stringenti le procedure per le concessioni da parte dei Monopoli di Stato; piu’ limiti e controlli sulla pubblicita’ e, soprattutto, la possibilita’ di poter destinare una somma dei proventi al contrasto, alla prevenzione e alla cura delle ludopatie”.

”Questo tema non deve in alcun modo essere divisivo”, ha ammonito don Armando Zappolini della Cnca, da tempo attivo su questo fronte con l’iniziativa ‘Mettiamoci in gioco’. ”Non ce l’abbiamo con le imprese del settore – ha aggiunto – ma la priorita’ deve essere la salute dei cittadini, tema che mi e’ assai caro visto che da anni mi occupo di dipendenze e lotta alla mafia. In questi anni, purtroppo, l’Italia e’ diventata la terra di nessuno, il decreto Balduzzi e’ stato un primo segnale contro il gioco patologico, pero’ purtroppo – ha concluso – e’ stato subito svuotato nei contenuti, che invece erano incoraggianti”.

Al momento, con 18,4 miliardi di euro, l’Italia occupa il 15% del mercato Ue del gioco e piu’ del 4,4% di quello mondiale. Effettivamente, troppo per non passare dalle parole ai fatti.