‘Magnitude blonde’, il marchio che fa dimenticare il terremoto

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La storia dei birrai disabili di Crevalcore: il sisma di un anno fa distrusse la loro fabbrica. Ora, con la solidarietà e il giusto marketing, escono dall’incubo: in Emilia c’è chi riparte a tutta birra

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Il birrificio Vecchia Orsa non ha mollato. Anche se per i lavoratori e i soci di una cooperativa che da’ lavoro a disabili deve essere stata dura vedere la propria sede a Crevalcore, nel Bolognese, piegarsi sotto i colpi del sisma del maggio dell’anno scorso.

birraMa grazie alla generosita’ di un altro birrificio artigianale che ha messo a disposizione il proprio impianto, tanto impegno e perfino un pizzico di ironia nel trovare un nome perfetto per il marketing, e’ nata ‘Magnitudo Blonde’, ”il nostro biglietto da visita per riprenderci dal terremoto”.

Andrea Mazzucchi, uno dei ragazzi della cooperativa, racconta una storia fatta di tenacia e risultati. Oggi, i soci della coop sono persino aumentati passando da una ventina che erano nel 2012 a quarantacinque. Ed è stato perfino impiegato un disabile in piu’.

La Vecchia Orsa, che in realta’ e’ il marchio prodotto dalla cooperativa ‘Fattoriabilita”, da gennaio ha messo sul mercato il suo nuovo listino di birre: si va dalla piu’ leggera e agrumata ‘Ideale’, 4,2% di volume alcolico, alla robusta stout con note di liquirizia, la ‘Tenebra’.

Per aiutare questo gruppo di persone e’ scattata una gara di solidarieta’: dalla colletta di scuole e amici sono arrivati 40.000 euro. Mentre il birrificio Amarcord di Pesaro ha messo a disposizione addirittura il proprio impianto.    ‘

“Abbiamo incontrato persone meravigliose”, e’ la sintesi di Andrea Mazzucchi. ”Produrre in quell’impianto ci ha permesso di non perdere i contratti che avevamo in essere”.

Poi, la ripartenza, e il fattore inaspettato: ”Con la pubblicita’ che ci ha fatto involontariamente il terremoto abbiamo potuto recuperare tutte le risorse”.

La storia della Fattoriabilita’ sara’ ospite della festa ‘Insieme – Idee al lavoro’ che celebrera’ a Bologna i 120 della Cgil cittadina. Perche’ la cooperativa fa questo: ”Crea risorse da persone che diversamente non avrebbero altri sbocchi. E’ nel poter lavorare, nel proprio sentirsi integrati e sentirsi parte attiva della societa’ che si crea la dignita’ delle persone ‘ spiega Andrea.

Se poi, alla fine, si puo’ anche bere un buon bicchiere di birra, naturalmente, e’ pure meglio. Magari, brindando alla solidarietà e al buon marketing, l’Emila riparte a tutta birra.