Sos da Palazzo Chigi, i giochi d’azzardo spingono alla droga. Occhio alla pubblicità

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L’allarme del Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio (Dpa): “Troppo spesso gli spot veicolano un messaggio che porta a pericolose dipendenze”

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Sos gioco d’azzardo. Le carte sono tutte scoperte: almeno il 4,4% della popolazione di eta’ compresa fra 15 e 64 anni e’ dedita al gioco d’azzardo almeno tutti i giorni, escludendo, quindi, Totocalcio, Lotto e Superenalotto.

Businessman at Card Table

Lo rende noto il Dipartimento politiche antidroga della Presidenza del Consiglio (Dpa), che evidenzia, come se non bastasse, una stretta correlazione tra gioco d’azzardo e consumo di droghe: maggiore e’ la frequenza al gioco d’azzardo, maggiore e’ il consumo di sostanza stupefacenti.

E quindi, occhio più che mai alla pubblicità del settore. E’ il primo appello che arriva dal Dipartimento, assieme all’annuncio dell’apertura di un sito on line attivo da oggi, “Gambling”.

“I costi umani e sociali del gioco d’azzardo – afferma il capo del Dpa, Giovanni Serpelloni – sono molto elevati ed e’ quindi necessario prestare grande attenzione alla pubblicita’ del gioco, che troppo spesso veicola comportamenti in grado di condurre a una dipendenza comportamentale e a una serie di problemi sociali, familiari, economici, psico-fisici che mettono a rischio la qualita’ di vita di un individuo e della societa’ in cui e’ inserito”.

Non si può scherzare col fuoco: secondo i dati del Dpa, i soggetti dediti al gioco almeno una volta al giorno hanno una prevalenza pari al 12,2% di consumo di droga (dati 2012), a fronte dei soggetti che non giocano mai, che hanno una percentuale pari al 3,3% di consumo di sostanze. Inoltre, chi gioca meno di una volta alla settimana ha una prevalenza di consumare droga negli ultimi 12 mesi pari 9,1%, mentre e’ piu’ alta la prevalenza del consumo di droga per chi gioca una o piu’ volta alla settimana (10,9%).

Tutto cio’ confermerebbe, sempre secondo il Dpa, le basi neuropsicopatologiche comuni delle dipendenze da sostanze e da gioco nelle persone vulnerabili. La pubblicità, quindi, non può non giocare un ruolo chiave in questa partita.