Lamm, la signora della grafica in mostra al Max di Chiasso

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Da domani fino al 21 luglio la vetrina dedicata all’artista svizzera che dal 1953 al 1963 segnò con i suoi disegni la pubblicità italiana. Rappresentando le donne vestite, sempre. Anche quando passò dalle gonne della Rinascente alle gomme della Pirelli

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Il Max di Chiasso dedica una mostra a Lora Lamm, la signora della grafica che conquistò Milano (e l’Italia) negli anni Cinquanta.

A venticinque anni, subito dopo il diploma alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, l’artista svizzera decise di trasferirsi nel capoluogo lombardo.

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Non sapeva una parola d’italiano, confida a Repubblica in edicola oggi, ma la città del 1953 la affascinava per “la vitalità che dimostrava con la voglia di ripartire mettendosi alle spalle le macerie che aveva lascito la guerra”.

Lora, una splendida ragazza bionda, trovò lavoro prima presso lo Studio Boggeri, poi alla Motta. Quindi, il gran salto alla Rinascente: la vetrina giusta per mettere sotto gli occhi di tutti le sue qualità. Che erano tutt’altro che poche: alcuni suoi acquarelli hanno fatto storia. Hanno saputo descrivere un’epoca che ancora oggi rimpiangono in parecchi.

I disegni della ragazza svizzera seppero descrivere soprattutto il nuovo ruolo che le donne andavano a conquistarsi nella società degli “anni fiduciosi” dell’Italia. Erano, a contrario di oggi, donne vestite. Anche quando passò alla Pirelli e cominciò a dover illustrare gomme anzichè gonne, Lora le ritrasse, al massimo, sul sedile posteriore di una Vespa. All’epoca, di per sè una mezza rivoluzione.

Sta di fatto che già nel 1963, Lora Lamm, fiutando l’arrivo di una nuova epoca, decise di voltare pagina. A Simone Mosca di Repubblica Milano, ha confidato che lo fece senza rimpianti: “Cambiare fa sempre bene”. Le donne erano ancora quelle dei suoi bozzetti, nel senso che ancora non si spogliavano pubblicamente, ma i suoi lavori cominciavano ad essere messi in un cassetto dalle prime campagne che utilizzavano le fotografie anzichè le illustrazioni.

“Smisi perchè non volevo stilizzarmi assieme ai miei disegni”.

Ma esattamente mezzo secolo dopo quella scelta di vita, la semplicità dei suoi acquarelli che, tra l’altro, avvolsero i torroni Motta e accompagnarono i cartoni della Centrale del Latte, suscita molta nostalgia. Magari, la mostra servirà a tradurla in nuove idee.