Salone del libro, agli italiani piace leggere su carta riciclata. Certificata

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A Torino Greenpeace rende nota la nuova classifica ‘Salvaforeste’. E tutte le big dell’editoria si adeguano

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Il marchio che garantisce la sostenibilità ambientale dei libri è sempre più apprezzato dagli italiani. Lo testimonia anche il fatto che, nel corso del Salone di Torino, Greenpeace abbia reso nota la nuova classifica ‘Salvaforeste’, una graduatoria dedicata alla sostenibilità dell`editoria italiana, con tanto di sondaggio che dimostra come i lettori non trovino alcuna differenza fra sfogliare fibre vergini o di seconda mano. Anzi: eticamente, si sentono più appagati nel secondo caso.

greenpeaceIl 90 per cento di chi ha risposto afferma di non trovare nemmeno differenze di leggibilità tra carta di primo utilizzo e riciclata. Di conseguenza, gli editori italiani stanno cominciando a sensibilizzarsi al tema.

Ben 17 editori possono addirittura già fregiarsi, secondo il documento dell`associazione ambientalista, del titolo di ‘Amici delle Foreste’. Vale a dire, utilizzano per le proprie pubblicazioni alte percentuali di carta proveniente da riciclo oppure dal circuito di fibre vergini certificate Fsc ( Forest Stewardship Council), il marchio che garantisce la gestione consapevole delle foreste e al momento l`unico in grado di evitare forniture da fonti controverse, spesso responsabili di autentici scempi ambientali.

Fra gli editori all’avanguardia, compaiono Altraeconomia, Edizioni Ambiente, Fandango, Macro, Terra Nuova e Gaffi.  Ma dietro a questi apripista, secondo la classifica ‘Salvaforeste’, c`è un gruppo di editori definiti “sulla buona strada”, che stampano cioè su carta certificata ma che devono alzare la percentuale di quella riciclata per puntare al vertice. In tutto, sono un`ottantina e dentro c`è di tutto, da Feltrinelli a Laterza passando per Adelphi, Fabbri, Rizzoli, Garzanti, Becco Giallo, Electa e molti altri.

Di contro, a rischio retrocessione, ci sono tre case editrici come Fazi, Donzelli e Hoepli, che pure hanno risposto alle richieste di Greenpeace ma sono finite nella categoria ‘Più impegno e meno rischi’.

Maglia nera, invece, a poco meno di trenta editori: sono quelli che non hanno fornito alcuna informazione all`associazione ambientalista. E, come dire, sono (ancora) fuori concorso. Ma, soprattutto, fuori tempo.