American Apparel, la marca che punta sul sesso ma che fa infuriare le svedesi

39

Non c’è manifesto che non sia ammiccante. Però a senso unico: con solo donne pronte a conquistare e a essere portate a letto. Così, una blogger scandinava comincia la guerra contro l’etichetta Usa di moda

twitter@g_santaniello

E vabbè che lo stesso marchio ammette di aver fatto del richiamo sessuale un suo dogma. Ma quando è troppo, è troppo. E qualcuno che ti mette nei guai, può spuntare persino nella progressista e libertaria Svezia.

Del resto, se una stessa camicia a quadri e’ indossata educatamente chiusa dal giovane con la barbetta chiara, ma aperta sul seno nudo e sulle mutandine bianche da una deliziosa biondina, si può dire che te la vai cercando.

american 3 buon

E poi: gambe (rigorosamente femminili) aperte, pose sconvenienti, ammiccamenti più che espliciti. Non c’è manifesto che non richiami una donna pronta a fare sesso.

Ce n’e’ abbastanza, quindi, per far infuriare bloggers, associazioni dei consumatori e frequentatori della rete contro la catena di abbigliamento Usa American Apparel, accusata di atteggiamento sessista per le pubblicita’ dei suoi prodotti nelle quali le ragazze sono sempre mezze nude, mentre (guarda un po’) i modelli sono sempre costumati giovani vestiti di tutto punto.

america 2Sta di fatto che il la alla polemica e’ stato dato da una giovane blogger svedese, Emelie Eriksson, 24 anni, che ha cominciato a lanciare accuse postando sul suo blog le immagini incriminate della American Apparel perche’ tutti potessero prenderne visione e accusando di sessismo e di tentativo di fornire ”un’immagine degradante della donna” l’azienda americana.

Persino una pubblicita’ di leggings da discoteca e’ interpretata da una ragazza a seno nudo in pose provocanti. Così, in poco tempo, il blog della Eriksson e’ stato letto da centomila persone e le associazioni dei consumatori svedesi hanno chiesto l’intervento delle autorita’ che dovrebbero vigilare sulla pubblicita’.

Queste, però, hanno negato la possibilita’ di oscurare il sito per ragioni pratiche e legali.

Almeno per ora, quindi, l’azienda Usa di proprieta’ del canadese Dov Charney e con base a Los Angeles, già in passato criticata per le sue pubblicita’ di cattivo gusto, sembra salva.

american 1

Come accennato, lo stesso Charney ha spiegato che il sesso “e’ un elemento che rientra nelle stesse caratteristiche del prodotto”.

Il fatto è che, nello stesso momento, l’American Apparel pretende di fregiarsi di prestare particolare attenzione ai diritti dei lavoratori e alla sostenibilita’ sociale e ambientale con la sua produzione. Quanto (e come) riesca a tener fede a tutte queste aspirazioni, è un bel mistero da marketing.