Ecco come uno spot sconfisse Pinochet

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La lezione di ‘No, i giorni dell’arcobaleno’, il film che racconta il Cile del 1988 alle prese con il referendum regime-democrazia. Il messaggio positivo della campagna del pubblicitario Saavedra cambiò la storia

di Giovanni Santaniello

Non ha avuto un grande successo al suo primo week end nelle sale italiane. Il che, come dire, non costituisce certo una novità per i film che dovrebbero esser visti ma che, invece, in Italia, per un motivo o per l’altro, non funzionano. “No, i giorni dell’arcobaleno”, venerdì, sabato e domenica appena trascorsi, è stato visionato da poco più di 22 mila spettatori e, dati Cinetel, si è piazzato solo tredicesimo nella classifica del botteghino.

noMa a Cannes 2012 ha vinto il premio Quinzaine des Rèalisateurs. E a febbraio è stato candidato come miglior film straniero agli Oscar. Di più: la storia che racconta è davvero significativa per l’Italia che si spacca tra berlusconiani e antiberlusconiani, tra strenui difensori delle istituzioni democratiche e rivoluzionari in salsa grillina.

‘No, i giorni dell’arcobaleno’ è ambientato nel Cile del 1988 e racconta la storia di un pubblicitario alternativo, Renè Saavedra, che viene incaricato della campagna per il no al referendum indetto sulla dittatura di Pinochet. Il regime era sicuro di sopravvivere a se stesso avendo tutti i mezzi di comunicazione più influenti in mano. All’opposizione democratica non restavano che le briciole. Ma, vinti i tanti scetticismi, calò il jolly che le fece vincere la partita: gli spot di Saavedra.

Spot, che nulla riprendevano delle ingiustizie che i cileni stavano subendo da 16 anni. Nulla ricordava dei desaparecidos. Nulla delle violenze e del governo liberticida di Pinochet. Essendo, al contrario, tutti rivolti al futuro. Ai nuovi scenari che avrebbe aperto la democrazia. Ai nuovi scenari di felicità, gioia, allegria, pacificazione nazionale.

Per questo, i giorni della campagna per il no al referendum furono i giorni dell’arcobaleno. Dei mille colori della speranza di un futuro migliore.

Una lezione di vita e una lezione di pubblicità che servirebbe anche all’Italia del 2013. Quella delle larghe intese politiche che si traducono solo in un governissimo. Quella della solidarietà generazionale che, nei vari settori lavorativi, rimane solo sulla carta stretta, da un lato, dal nepotismo, dall’altro dalla chiusura autoreferenziali delle mille caste italiane.

Il film di Pablo Larrain è da non perdere. Anche per i pubblicitari. Parola di Silvia Costantino, responsabile Marketing e Comunicazione presso il Consorzio Ferritalia, nonchè esperta di teorie e tecniche della comunicazione di massa: “Tra noi pubblicitari sono pochi quelli che si occupano oggi di pubblicità in ambito politico. Tra i colleghi della mia generazione, addirittura, si coglie la sensazione che sia un tipo di attività dalla quale è meglio tenersi il più possibile distanti”, riflette la Costantino. Che, poi, continua: “I tempi che viviamo oggi sono molto lontani da quelli del film. Nel Cile del 1988, sebbene in una situazione politica difficile, gli animi e la pubblicità stessa erano forse più puri, positivi e propositivi rispetto ad oggi. Ma, di sicuro, ‘No, i giorni dell’arcobaleno’ è un film che fa riflettere sulla nostra professione in tempi politici incerti, dove i messaggi vanno studiati e inseriti in contesti complessi”. Il che, magari, proprio per questo, richiede un maggior sforzo di creatività positiva.