Giovani e web, quale relazione?

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I giovani di oggi usano il web, ma non lo conoscono fino in fondo. E perdono l’opportunità di utilizzarlo come supporto allo studio.

E’ questo il risultato emerso da una ricerca condotta dall’Università Milano Bicocca, in collaborazione con l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica, che ha preso in esame un campione di 2327 studenti delle scuole medie superiori.

Da questo studio emergono alcuni dati interessanti che sembrano sfatare il mito che crescere con Internet equivalga a saperlo utilizzare consapevolmente.

Non particolarmente positivo sembrerebbe il rapporto fra studio e frequentazione del web. Sebbene il 53% dei giovani cerchi sulla rete informazioni e approfondimenti, secondo l’indagine (realizzata prendendo in esame i dati dei test Invalsi) ogni ora passata a navigare diminuirebbe l’apprendimento dell’italiano dello 0,8% e della matematica dell’1,2%. Colpa, forse, anche dell’uso continuo dei social: sei studenti su dieci, infatti, tengono i propri profili aperti anche durante le ore di studio, perdendo così la concentrazione.

Funziona molto bene in rete, invece, lo scambio di informazioni fra compagni di scuola e fra studenti in generale. Per convincersene, basta dare un’occhiata ai tanti forum e alle communities dedicata al tema: da Yahoo Answers a Studenti.it, sono sempre di più i luoghi virtuali dove i giovani cercano il confronto con i propri coetanei.

Molto interessanti i dati che riguardano le differenze di utilizzo dei social networks. Facebook è il protagonista indiscusso con l’82% di intervistati che possiedono un profilo, ma il comportamento sui social varia sensibilmente in base alla famiglia di appartenenza. In generale, i figli di genitori più istruiti ricevono un’educazione alla rete più attenta ad aspetti come la privacy e la condivisione dei contenuti.

Questa maggiore attenzione dei genitori permette ai giovani di conoscere meglio le fonti del web e il loro funzionamento e consente loro di saper distinguere fra informazioni attendibili o meno.

Insomma, digitali si nasce, ma digitali consapevoli si diventa.