Non chiamatela Chinatown. Via Sarpi alla conquista dell’identità perduta

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La strada di Milano che fece da teatro agli scontri tra forze dell’ordine e la comunità orientale vuole rifarsi l’immagine. E punta su una mega mostra all’aria aperta. Che sa di marketing

di Giovanni Santaniello

Questa è la storia di una strada che vuole riconquistare la sua vecchia etichetta. E che per questo, dal 4 al 18 maggio, si trasformerà in un grande luogo espositivo impegnando ben 90 artisti. Questa è la storia di via Paolo Sarpi, a Milano. Negli ultimi anni, conosciuta come il centro della Chinatown del capoluogo lombardo e teatro, nel 2007, di violenti scontri tra la comunità di Pechino e le forze dell’ordine italiane. E’ la storia di una strada che ora vuole rifarsi il trucco promuovendosi per quella che era originariamente: una delle vie più vivaci del commercio meneghino.

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E così:  spazio alla mega mostra di 90 artisti distribuiti nella zona, tra la via principale e quelle limitrofe, tra le botteghe storiche e i negozi, tra i cortili e i luoghi della creativita’. In primis quelli delle agenzie pubblicitarie e delle case di produzione che hanno sede nella zona.

Pittura, illustrazione, fotografia, video, installazioni e design, per 15 giorni, saranno protagonisti di una grande esposizione all’aperto.

Il tutto organizzato dall’associazione di commercianti ‘Sarpi Doc’ (il nome dice già tutto). Con le opere che saranno segnalate da un mappa ad hoc e che serviranno a ricordare come la via mantenga ”la sua identita’ storica e culturale”, come spiegano gli organizzatori. “Via Sarpi è la via del commercio, delle botteghe antiche e dei negozi nuovi, che convivono legati da una forte voglia di creativita”’, giurano i commercianti. Che si affidano al marketing nella speranza di esaltare (anche) una convivenza meno problematica.