Neomamme in affari: dopo Kate, anche Belen nella rete della pubblicità occulta

La denuncia dei pediatri italiani: “Su ‘Chi’ la showgirl argentina pubblicizza il latte in polvere. Ma per i bambini nessun prodotto può sostituire quello naturale della madre”

di Giovanni Santaniello

Altro che rischio di perdere la forma smagliante e, di conseguenza, i contratti a cinque e sei zero! La nascita di un figlio, per le donne dello star system, può essere un affare. Economico, oltre che affettivo. E non solo in Inghilterra, dove la duchessa di Cambridge Kate non passa giorno, ormai, senza farsi notare intenta a fare shopping. Rigorosamente di marca, spinta sempre più evidentemente dagli sponsor delle griffe più alla moda del mondo baby (per la cronaca, ieri ha comprato il passeggino firmato Bugaboo, oggi un cesto di vimini della Moses). L’affare si sviluppa anche in Italia, dove Belen è tornata al lavoro in tempi record dopo aver dato alla luce il figlio Santiago.

La copertina del numero di 'Chi' incriminata
La copertina del numero di ‘Chi’ incriminata

Sta di fatto che contro di lei si sono scagliati i pediatri italiani. Gli associati alla Società Italiana di Pediatria Preventiva Sociale (Sipps) le imputano di aver fatto un servizio fotografico pubblicato da ‘Chi’ nei giorni scorsi, in cui è stata evidente una pubblicità occulta per il latte in polvere. La Rodriguez, infatti, era ritratta mentre acquistava in farmacia un latte formulato e un biberon.

Bene. O meglio: male. Per i pediatri, si tratta di “un’intollerabile pubblicità occulta, vietata per legge, con chiari intenti commerciali verso modalità non naturali di nutrizione”.

Giuseppe Di Mauro, presidente della SIPPS, giura che proprio per questo la cosa non finirà qui. Sul sito www.helpconsumatori.it, dichiara: “Intendiamo denunciare ogni pubblicità occulta di latte artificiale, biberon e tettarelle soprattutto quando sfrutta immagini di personaggi di grande visibilità mediatica per dare messaggi gravemente fuorvianti come l’utilizzo di latte artificiale a discapito del latte materno”.

Il medico ricorda che c’è un decreto ministeriale (quello del 9 aprile 2009) che recepisce le direttive europee relative al Codice Internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno e vieta la pubblicità di latti artificiali, proprio al fine di non generare nell’opinione pubblica l’idea che il latte materno e il latte artificiale siano comparabili e possano essere dati indifferentemente ad un lattante nei primi 6 mesi di vita.

“Quello che  più colpisce – prosegue Giuseppe Di Mauro – è che, sebbene sulla pagina di copertina del settimanale in questione sembri proprio che il piccolo succhi dal seno materno, in altre foto si lascia intendere che Belen Rodriguez sia intenta nell’acquisto del comune “kit di sopravvivenza” di cui ogni mamma si fornisce per eventuali evenienze. Al contrario, sarebbe opportuno piuttosto che, da parte dei media, venisse sottolineata la scelta naturale di una madre che, anche se famosa, garantisce al suo bambino il proprio latte, in assoluto il migliore”.

Come dire: la forma fisica, per qualche tempo, potrebbe andare in secondo piano. Del resto, non si è sempre ritenuto che l’essere mamme doni ancora più bellezza alle donne? Se ci provasse lasciando perdere il rischio di pubblicità occulte, magari, questo varrebbe anche per Belen.