La corsa al Colle: la Bonino sarà sommersa da uno spot?/2

L’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito: “Anche 7 anni fa ci fu una campagna in suo favore…”

di Giovanni Santaniello

Antonio Polito
Antonio Polito
“Questa è un’elezione del Presidente della Repubblica ricca di novità mediatiche. Ma non sarà uno spot non riuscito di un gruppo di attori cinematografici italiani pro Bonino a incidere, in un modo o nell’altro, sulla corsa della diretta interessata al Colle”. Parola di Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera. “Anche sette anni fa per la Bonino ci fu una forte campagna, ma non ebbe alcun risultato. E ora, la sua candidatura appare più di Palazzo che mai perché come fenomeno nuovo emerge quello del Movimento 5 Stelle”.

Grillo e i suoi puntano sulla Gabanelli e su Rodotà in seconda battuta.

“Per la prima volta, gli stessi media sono candidati. E’ in corsa una giornalista iscritta all’Ordine. Anzi: direi che nel caso di Milena Gabanelli un programma televisivo, un modo di fare giornalismo, un modo di essere media è candidato al Quirinale”.

La partita per il Colle si gioca anche fuori dal Parlamento.

“Sicuramente più che in passato, la pressione dell’opinione pubblica viene stimolata per avere qualche influenza al momento del voto. Ma la Costituzione fa da argine a questo fenomeno perché per il nostro Capo dello Stato è prevista una votazione indiretta: non votano i cittadini, ma i loro rappresentanti a Camere riunite”.

Sondaggi, campagne di stampa, ‘quirinarie’: da domani, quando scoccherà l’ora della verità, sarà messo tutto in un cassetto?

“C’è chi dice che viviamo nella democrazia dell’opinione pubblica. Ma non è detto che l’influenza dei media e delle masse, nel caso dell’elezione del Presidente della Repubblica, sia sempre un bene. Mi spiego: non è affatto detto che un beniamino dell’opinione pubblica sia l’uomo – o la donna – giusto o giusta per il Quirinale. Anche perché la nostra Costituzione assegna al Presidente un ruolo di irresponsabilità politica. Per questo, credo che sia meglio che non risulti decisiva la spinta dell’opinione pubblica”.

La nostra non è una Repubblica presidenziale.

“Appunto. Il peso dell’opinione pubblica sarebbe giusto farlo valere in un quadro costituzionalmente ricco di contrappesi, come quello degli Stati Uniti. In Italia, non si può fingere di non avere una Repubblica parlamentare”.

Le posso chiedere, in ogni caso, il nome del Presidente della Repubblica che vorrebbe Antonio Polito?

“Non le dico il nome in coerenza a quanto fin qui sostenuto. Il Presidente della Repubblica lo deve scegliere il Parlamento. Certo, posso dire le caratteristiche che secondo me deve avere. Io credo che sia importante che abbia esperienza politica ma che, allo stesso tempo, sia rimasto distante dalla faziosità della battaglia politica. Che abbia equilibrio e che godi di una certa riconoscibilità internazionale”.