E TUTTI SI CHIESERO… CHI HA UCCISO AUDIRADIO?!?

di Claudio Astorri *

AUDIRADIO, messa in liquidazione. Finalmente. Finalmente?!? Sì, finalmente! Non piango, non gioisco nemmeno ma penso che, almeno ora, la pagina si giri per forza e si guardi per forza necessariamente al futuro. Sì, era ora. L’agonia è stata assai lunga e sofferta. Da un anno e mezzo, ripeto, un anno e mezzo, non venivano pubblicati dati di ascolto sulla radiofonia nazionale. Un tempo sconvolgente. Un anno e mezzo di battaglie senza risparmio di accuse eticamente infamanti, di vittime professionali sul campo, di accuse veramente gravissime, puramente simmetriche o completamente reciproche in qualche caso. Da un lato dunque è la fine, dall’altro si comincia. Si comincia?!?
Calma, un attimo please, prima di cominciare, prima di occuparci del futuro fermiamoci per un momento ancora su alcune domande e su alcuni insegnamenti che originano dalla vicenda AUDIRADIO. Soprattutto cerchiamo di capire chi ha ucciso AUDIRADIO. Sì, qualcuno ha ucciso AUDIRADIO. Chi?!? Forse l’Uomo Ragno?!? Sarebbe interessante farne un sondaggio. Quasi quasi lo metto in pista, un bel sondaggio. Comiciamo con qualche considerazione, appunto, e cerchiamo di stimolare la riflessione del titolo dell’articolo. Poi…
La Domanda – AUDIRADIO è stata uccisa dall’UPA. Vero o falso?
Chissà se qualche “gola profonda”, quelle che di solito mi raccontavano anche i dettagli dei CdA o dei Comitati tecnici, mi aiuta nel dare la risposta a questa prima domanda nei prossimi giorni. Non a caso l’ho posta come prima domanda. Fossi l’ispettore O’Callaghan di Scotland Yard incaricato di risolvere il caso considererei l’UPA la maggior indiziata dell’omicidio.
Premessa. L’UPA è l’incarnazione per quanto mi riguarda del consociativismo economico-politico di questo Paese, uno degli emblemi più rappresentativi delle caste sociali da rendita di posizione di questo Stato. Insopportabile. Il cliente è sacro, l’associazione dei clienti è solo un centro di potere volto alla minimizzazione o alla cancellazione della forza dei mezzi, sicuramente della radio, e che si prefigge di controllarli attraverso il timone automatizzato degli investimenti guidati dai centri media. Il timore reverenziale dei commerciali del mezzo la favorisce. Ahimè. La prova del controllo calmierante? Chiediamo all’UPA quanti clienti pubblicitari tra i loro iscritti ancora oggi non pianificano la radio perfino tra i primi 500 big spender e chiediamo cosa e come l’associazione abbia comunicato all’interno a questo proposito. Avranno raccontato a quei clienti così restii a pianificarci che tutte le radio battono tutte le televisioni ben 2,8 a 1 dalle 6 alle 20? Nooo… Avranno documentato che la radio è il mezzo di gran lunga numero 1 che comunica nel momento più vicino agli acquisti? Nada de nada. Avranno comunicato ai clienti riottosi che il costo a contatto della radio non ha pari per un ritorno su investimento eccellente? Nein. Quindi, nemici. Premesso questo, non è tuttavia questo il motivo per cui l’indiziato possa essere giudicato colpevole. Sarebbero infatti affermazioni valutate sia soggettivamente che politicamente. Giustamente
La causa a monte delle tensioni irrisolvibili di AUDIRADIO con colpevolezza UPA avrebbe e ha secondo me una tesi diversa. Poca trasparenza. Felice Lioy avrebbe accompagnato l’introduzione alla nuova metodologia dei diari enfatizzando i dati che sarebbero cresciuti per tutti ma non avrebbe facilitato, e non stento a crederlo, una conoscenza incrociata tra gli editori, in particolare di cosa sarebbe successo con il nuovo metodo. Tutti avrebbero compreso il loro cambiamento ma non quello complessivo o specifico di altri. Da qui le tesi del complotto che magari era semplicemente un modo miope e vecchio, anche un po’ suicida, di preparare un cambiamento importante.
E’ così? Chi ha veramente ucciso AUDIRADIO?

 

Tratto da www.astorri.it