L’@MORE VIRTUALE

494

di Nicol Garutti

Nicol GaruttiEbbene sì. Anche quest’anno è arrivato San Valentino. Per un momento stavo quasi per dimenticarmene; fortunatamente ci sono i miei amici di Facebook che mi ricordano che oggi, il 14 febbraio, è il giorno dell’amore e degli innamorati.
Apro la bacheca e, tra poesie d’amore di autori celebri (probabilmente rigorosamente copiate e incollate dopo una breve ricerca su Google alla voce “Frasi d’amore San Valentino”), parole dolci e pensieri affettuosi, ho solo l’imbarazzo della scelta. I pensieri d’amore per la persona che amiamo e le emozioni che proviamo sono affidati a flussi di comunicazione immediati, pubblici, virtuali. Le lettere d’amore sembrano non esistere più, così come il gesto di regalare un mazzo di fiori o una scatola di cioccolatini. In realtà, se vogliamo essere precisi, non è che queste azioni non esistono più; le App del telefonino ci rendono la vita più semplice, diciamo. Senza alcun tipo di fatica possiamo mandare una rosa virtuale, una canzone, un biglietto musicale. Tutte cose che possono anche fare piacere, ma che non possiamo toccare, annusare, assaporare e che, soprattutto, non consentono quella relazione interpersonale che tra due persone innamorate è indispensabile e indiscernibile.
Nell’era di internet è cambiato completamente il modo di comunicare le nostre emozioni e i nostri sentimenti, e questo ha i suoi pro e suoi contro, anche nel caso dell’amore.
Fino a qualche anno fa esistevano il corteggiamento e la voglia di aspettare, pazientare.
Ora, invece, questa velocità di comunicazione è spesso sinonimo di superficialità.
Se prima la comunicazione era fisica, fatta di odori, di scrittura e di attesa, ora invece è immediata, incorporea, impersonale. Volendo trovare, in tutto questo, un aspetto positivo, potremmo dire che grazie ai social network, a internet e ai messaggi, possiamo comunicare i nostri sentimenti in tempo reale. Con l’avvento dell’era digitale, però, ci è stata tolta la possibilità, preziosissima, di guardarci negli occhi, esprimerci, e questo, forse, era molto più importante.