“Ridere è comunicare”

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di Nicol Garutti

“Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose.
La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’.
Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. L’ inconveniente delle   persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla.”
(tratto da “Il mondo come io lo vedo” Albert Einstein)
È con questa riflessione, più che mai attuale in un contesto come il nostro, che Danilo Arlenghi, lunedì 11 febbraio presso il Teatro San Babila, ha introdotto la conferenza “Ridere è comunicare”.
In un momento così verrebbe poco da sorridere. A causa di questa crisi economica il sentiment non è dei migliori. Ecco il perché di questo evento.

Il marketing e la comunicazione sono visti come pilastri per uscire dalla crisi e fondamenti per la ripresa economica. Affrontare il domani con entusiasmo e passione, supportati da una grande dose di ottimismo, è la chiave per tornare a sorridere, a fare meglio.
Che fare, quindi, in questi momenti? Tanti gli spunti di riflessione che ci hanno lasciato i relatori, come Daniele Rosa (Bayer Italia) o Donatella Consolandi (presidente UNICOM e vincitrice del premio donna comunicazione dell’anno ) che alla domanda “Perché ridere è comunicare”? ha risposto: “Perché ridere è parlare di cose positive, perché ridere, sorridere, affrontare tutte le nostre giornate con un senso positivo fa solo del bene a noi e agli altri che ci circondano, perché ridendo e sorridendo possiamo comunicare davvero. Possiamo comunicare positivamente i nostri prodotti, la nostra vita, tutto quello che accade attorno a noi. Solo affrontando le cose positivamente possiamo avere delle idee innovative. Le pubbliche relazioni, in particolare, devono comunicare positività, raccontare il vissuto del prodotto, non solo focalizzarsi sulla convenienza o sul prezzo”. Dello stesso parere anche Danilo Preto (Direttore Marketing di SISA) secondo cui “Bisogna divertire la gente che sta guardando la televisione. La pubblicità è cambiata”. Anche secondo Daniela Fania “Ridere è vita, ridere è il senso della vita, il sorriso dà senso alla vita. Nel mondo della comunicazione, tutto ciò che esprime gioia e fa sorridere è anche più memorabile”.
Andrea Gallo (Vicepresidente del Club del Marketing) ritiene che: “Nella comunicazione spopolano gli spot pubblicitari che puntano sull’ironia, sulla battuta, perché predispone le persone ad un miglior ricordo del brand. Ridere e sorridere porta dei vantaggi che sono inestimabili, rompe le barriere, crea empatia tra le persone, libera dallo stress. Ridere non significa non essere professionali; al contrario, permette di avere una maggiore interazione tra le persone e di conseguenza può portare dei vantaggi”. Uno spunto di riflessione importante anche da parte di Giovanni Cozza (Mental Coach): “Ridere ci mette in contatto con le nostre emozioni profonde. Entriamo in contatto con il vero nostro io. Quando comunichiamo ciò che siamo e comunichiamo le nostre emozioni abbiamo più successo”.