“Toglietegli la Corona”

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di Nicol Garutti

“Giace inquieta la testa che indossa una corona”. William Shakespeare

“Chi scrive che ho versato una lacrima dice bugie e lo querelo”. Fabrizio Corona non si smentisce mai. Può sembrare una notizia futile (probabilmente per molti lo è), ma l’effetto mediatico che comporta la vicenda non lo è affatto. In un modo o nell’altro, è sempre al centro della scena. Prima pagina nei quotidiani, notizia d’apertura al telegiornale, trasmissioni, ospitate, interviste. Corona deve aver capito bene che il modo di dire “Che se ne parli bene o che se ne parli male, l’importante è che se ne parli” funziona eccome, soprattutto negli ultimi tempi.
Volenti o nolenti, più o meno tutti siamo stati informati del fatto che il re dei paparazzi, dopo aver appreso dalla televisione che avrebbe dovuto scontare una condanna a cinque anni di reclusione per pratiche lavorative non proprio etiche (estorsione aggravata e trattamento illecito di dati personali), si è dato alla fuga, facendo perdere le sue tracce e aggiungendo alla lista dei suoi reati la latitanza. Dopo aver scomodato anche l’Interpol, a causa del sospetto, rivelatosi fondato, di una sua fuga all’estero, Corona è stato braccato a Lisbona. Da quel momento in poi, la vicenda Corona ha assunto le sembianze di una telenovela.
Come hanno sempre detto in tanti, Corona o lo ami o lo odi, non ci sono vie di mezzo; o bianco o nero. E chi lo odia ha qualche difficoltà a guardarsi un po’ di sana televisione, ultimamente.
Dirette, collegamenti coi fan, con i giornalisti, sempre pronti in prima linea per raccontare per filo e per segno le ultime gesta di Fabrizio Corona. Come se fosse un affare di stato; come se non ci fossero altri argomenti ben più importanti di cui parlare.
La colpa, però, non è di Corona, ma della stampa. Non è avvilente pensare che, nonostante tutto quello che sta succedendo in Italia, l’argomento più caldo del momento sia l’arresto di Fabrizio Corona? La sua latitanza è stata seguita dai mass media come fosse quella del peggiore boss mafioso in circolazione. Non trovate che questi finti processi mediatici, fatti di dichiarazioni ad effetto, video e telefonate esclusive, siano anche un po’ irritanti?
Corona avrà anche sbagliato, ma chi lo difende a spada tratta ancora c’è. Arriviamo al punto. “Voglio essere giudicato da uomo libero, in un paese libero, secondo la carta dei diritti umani” e ancora: “Non sono scappato, voglio giustizia ma in Italia rischio la vita”. Dopo la notizia dell’arresto, nessuno avrebbe speso una parola buona per lui; dopo questa dichiarazione, poco credibile ma fatta nel momento giusto, qualcosa è cambiato. Ora, accanto a chi non ha nessun interesse per la cosa e a chi spera che di galera non esca più, c’è anche chi la pensa come lui sul fatto della giustizia italiana. Fabrizio Corona non è proprio la persona più adatta per sollevare questo problema, però in molti hanno cominciato a porsi delle domande. Che in Italia la giustizia non funzioni come dovrebbe è palese, inutile negarlo.
L’eccessiva durata dei procedimenti giudiziari, il mediocre trattamento subito dai cittadini spesso costretti a lunghe e snervanti attese nei corridoi dei tribunali, la scarsa fiducia di cui gode l’amministrazione della giustizia, sono solo alcuni dei problemi di cui soffre il sistema italiano. Ormai è un male comune e solo in pochi hanno ancora fiducia nella giustizia. Ogni giorno sentiamo casi di errori giudiziari a dir poco incredibili. Certo, nel caso di Corona ci troviamo nella situazione in cui il bue dice cornuto all’asino, ma fermandoci un attimo a riflettere, quanti di noi si sentono ancora tutelati nella maniera più adeguata? Che Corona, in fondo, abbia anche un po’ ragione?