Emozioni 2.0

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di Nicol Garutti

Facebook, YouTube, Twitter, blog vari, Myspace. Quanti altri?
Tutte applicazioni online, piattaforme di condivisione di media o social network, che permettono un’elevatissima possibilità di interazione tra il sito web e l’utente.
Leggo, mi informo, come tutti. Quello che leggo ultimamente, però, comincia a non piacermi più, e mi domando: cosa ci sta succedendo?
Come è possibile che così tante persone esprimano certi tipi di emozioni su un social network come Facebook?
Non parlo di opinioni politiche; quelle ben vengano, ci permettono di creare spunti per un dibattito o punti di riflessione.
Non parlo nemmeno di dichiarazioni d’amore; fortunatamente, persone che non hanno il timore di esprimere il loro amore pubblicamente ci sono ancora.
Parlo di altro, di un qualcosa di più profondo, un dolore intimo che nemmeno a parole riusciamo ad esternare. Un qualcosa di nostro che nemmeno noi siamo in grado di interpretare ma che, non si sa bene il motivo, sentiamo di dover far conoscere anche agli altri, ai nostri “amici” virtuali.
Quello che più mi disturba, però, è il dover leggere post che parlano di altre persone. Notizie talmente personali che non mi sognerei di rivelare neanche per sbaglio. Probabilmente, non tutti la pensiamo allo stesso modo. Certo, ognuno è libero di scrivere e dire ciò che sente, però non se si parla di altri. Non se rendiamo vulnerabile chi ci sta attorno.
Non sono immune da questa critica, anzi. Anche io, qualche volta, ho sentito il bisogno di esternare un mio pensiero o un mio stato d’animo su un social network, consapevole, però, che le altre persone avrebbero potuto giudicarmi per ciò che avevo scritto.
Tempo fa scrivevo: “Caro Professore, non so per quale strano motivo, ma sono qua e sto cercando di esprimermi. Lei si chiederà cosa intendo per “esprimermi”, giustamente. Nei momenti di sconforto mi ritrovo a scrivere. Non è importante cosa scrivo; semplicemente cerco di buttare giù quello che mi fa stare male nel tentativo di allontanarlo da me, estirparlo.”
A mente fredda penso che la chiave sia proprio questa. Rendiamo noto agli altri ciò che sentiamo per alleggerirci di un peso. Cerchiamo di convincerci che rendendo palese a tutti un nostro momento di sconforto, questo possa diventare meno doloroso. Pensiamo che una volta letto da altri non sia più solo affar nostro e che, in qualche modo, si risolverà.
A volte basta un “like” di un amico per risollevarci. Un “amico” con cui il più delle volte non abbiamo neanche mai scambiato un “Ciao”. Pensate sia questa la normalità? Io, nel dubbio, comincio a pormi delle domande.