Crescono le donne manager in Gran Bretagna

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Il Regno Unito è terra meno avara per le donne in carriera. Lo rivela Experian, che ha condotto un’analisi sulla presenza di donne in posizioni di responsabilità sugli oltre 2,7 milioni di aziende britanniche censite nella sua banca dati.

Fra il 2007 e il 2012 il numero complessivo delle donne manager (è cresciuto del 24% contro il 15% dei pari livello maschi, mentre il numero complessivo dei manager (figure con ruoli di responsabilità, dirigenti e titolari d’impresa ) ha sfiorato i 5 milioni.

In valori assoluti, se sempre fra il 2007 e il 2012, le donne manager sono aumentate di 240mila, grazie soprattutto alle aziende di nuova costituzione (start-up). Quasi un terzo degli 1,4 milioni di imprese nate nel quinquennio risulta avere almeno una donna manager, e sono soprattutto le nuove posizioni nelle aziende di nuova costituzione che hanno permesso alle donne manager di crescere nonostante le quasi 297 mila posizioni perse per chiusure o ristrutturazioni.

Grazie anche alle start-up, sono soprattutto le piccole aziende (3-10 addetti) ad avere almeno un manager donna: il 50%, contro il 40% delle grandi (oltre 250 addetti). Nelle grandi, però, il quadro sta comunque migliorando: nel 2007 quelle con almeno una donna manager erano il 33%, oggi sono il 40%.

L’analisi Experian è stata fatta su tutte le aziende britanniche, e non solo su poche grandi e grandissime imprese. Questo ha permesso di fare nuova luce sul cosiddetto “tetto di cristallo” – espressione che indica le difficoltà che hanno le donne, solo per il fatto di essere donne, ad emergere – che almeno in Gran Bretagna appare meno solido che in passato.

Resta poi il fatto che anche Oltremanica le resistenze non mancano. I settori con i maggiori progressi sono sempre gli stessi: cura della persona, formazione, servizi creativi e a carattere sociale. E sempre negli ultimi 5 anni le donne (come si vede dal dato sulle start-up), per essere manager hanno dovuto diventare imprenditrici. Un scelta impegnativa, ma che per chi ne ha le capacità, lascia alla donna la decisione di come conciliare lavoro e impegni familiari.