PiRandellate- Cosa ci lasciano le primarie del PD

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Assurdo il dibattito se sono serviti o meno i social media ai candidati nelle tue tornate

di Francesco Pira

E’ calato il sipario sulle Primarie del Partito Democratico. Tutto come previsto: ha vinto Bersani e Renzi ha fatto una bella figura. Il popolo del centrosinistra si è mosso per ben due volte per andare a votare sfidando l’antipolitica e anche il freddo. I volontari e i rappresentanti di lista hanno fatto più del loro dovere.
Restiamo fermamente convinti di quanto abbiamo scritto più volte: esiste un’era Pre-Obama e un’era post Obama. Le prove? Ve le forniamo subito: Renzi telefona a Bersani e poi fa il discorso di concessione. Ma in questo imita Blair quando ha preso in mano il Partito Laburista inglese ed ha ammesso i suoi errori. Bersani lo ringrazia e parla già da statista. Come nella tradizione dei Kennedy fa passare alcuni concetti forti: “nessun uomo solo al comando! Il popolo deve governare l’Italia! “ E poi forse pensando al suo clone Crozza ammette: “Dobbiamo essere più allegri. Perché questo paese in alcuni momenti sa essere allegro”.
Tutta farina del sacco di Renzi e di Bersani o invece è frutto del pensiero acuto dei loro collaboratori? Cambia pochissimo perché un buon leader di oggi (Bersani) o un buon leader di domani (Renzi) devono avere anche persone che per loro studiano uno strategia efficace di comunicazione che sia utile nel breve medio e lungo termine.


La comunicazione ha vinto. E non soltanto nei mezzi tradizionali (giornali, tv e radio) ma anche sui social media.
E’ veramente assurdo il dibattito di ieri su Facebook se i social media ed in particolare i social network sono serviti o ancor meglio sono stati utili.
Come è accaduto per i mondiali di calcio si giocavano tre partite: una sul campo, una sui vecchi media ed una sui nuovi. Ma tutto è servito o nulla è servito.
Anche i confronti televisivi o le ospitate sono state seguite, commentate, apprezzate o mortificate su Facebook o Twitter. E questo ha fatto opinione. E se è sacrosanto quanto ha osservato Aldo Grasso su Corriere che Bersani ha vinto sul tempo di notizia (l’intervento indiretto o le citazioni) e Renzi invece ha giganteggiato sul tempo di parola (l’intervento diretto nei talk show) ed entrambi hanno usufruito in maniera diversa del tempo di antenna (la somma dei due tempi), una campagna elettorale parallela si è svolta sui social media che sono stati importanti per la mobilitazione ma anche per una timida ripresa della politica.
E’ vero che sberleffi e dispetti, ed anche qualche commento volgare, sono apparsi su Facebook e su Twitter (molto gettonato il manifesto con la faccia di Renzi che suggeriva: “se vince lui i mobili di Ikea si monteranno da soli” ) ma è anche vero che c’è stata una sana partecipazione, soprattutto dei giovani, molti dei quali, seppur delusi dalla politica sono andati a votare.
E per questo Renzi intelligentemente ha toccato le corde di molti di loro sottolineando nel suo discorso di concessione come il “suo esempio servirà a dare coraggio a tanti della sua generazione e a farli mettere in gioco”. Già coraggio è stata la parola chiave di queste primarie e non più speranza.
Si perché speranza sarebbe stato osare troppo. E poi alla fine il tocco filosofico di Nicki Vendola ha persino toccato il nostro naso….”Bersani mi faccia sentire profumo di sinistra…” E Bersani ”Re delle Metafore” ha risposto a tono: “grazie Nichi ma se cosi non fosse non riconoscerei il mio odore”.
Anche questa è nuova comunicazione politica…o no?