Il ruolo della conduzione tra il digitale, la crisi e il pubblico mutato

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di Claudio Astorri

Siamo in una fase di forte accelerazione, anche degenerativa per alcuni versi, di cambiamenti strutturali di quanto ci circonda e che impatta emotivamente e razionalmente il nostro io e le nostre azioni. Il digitale conquista tempo e spazio nella nostra vita restituendoci progressivamente efficienza e semplificazione nelle applicazioni utili ma troppo spesso perdita di tempo nel social networking, ricostruzione anni duemila della vecchia e cara CB, la citizen band ora globale. Il digitale ci segue dunque sia nel tempo utile che in quello libero, perfino in quello completamente perso. E’ ovunque e in molti momenti. La crisi non ha impattato più di tanto l’assecondamento digitale e sembra anzi lavorare a favore di questo. La ricerca di maggiori economie come del riparo emotivo dalle tegole della gravissima crisi sociale trovano nel digitale strumenti e contenitori più o meno efficaci ma presenti.
E la radio in tutto questo?
Siamo il mezzo la cui missione è “make people feel better” e dunque siamo, o meglio, saremmo coinvolti pienamente in quanto sta succedendo alle persone. Dovremmo assolutamente accompagnare gli individui all’interno dello stress estremo tra VALORI e SOLDI che si combinano con sempre maggiore difficoltà ma il cui equilibrio area per area, prodotto per prodotto e servizio per servizio, rappresenta l’inizio della prossima era, quella della SOSTENIBILITA’. Peraltro la radio è un distributore, proprio per definizione, di energia positiva che in questo momento è valorizzabile in modalità prossima all’ossigeno per l’apparato respiratorio, dunque altissima. Eppure non stiamo cogliendo il momento, non cogliamo l’attimo, siamo ancorati ai vecchi schemi produttivi e non ci avviciniamo di più al pubblico nè per utilità che per intrattenimento in un momento in cui il suo bisogno è davvero elevatissimo.
Perchè? Perchè abbiamo ancora troppi nodi irrisolti.
a) Le Radio NEWS/TALK, le radio completamente parlate, garantiscono un’offerta insufficiente per numero e per qualità.
E’ il format del presente oltre che del futuro ma l’hanno capito in pochi operatori, solo il pubblico ne vorrebbe molte di più e migliori. La RAI pratica il “NEWS/TALK” largamente ma non l’ha “capito” nella sua potenza; sicuramente è anche intrappolata dalla burocrazia delle convenzioni come da fatti sindacali oltre che dal controllo politico assolutamente aberrante dei partiti della 2^ Repubblica. RADIO 24 ha ancorato il format purtroppo a vecchi concetti di “fare radio” in cui il “life-style” domina incredibilmente dalle 10 alle 17 a danno dell’attualità nel momento in cui i fatti accadono. Alcune radio locali, BABBOLEO NEWS e RADIO GOLD, con mezzi limitati riescono a offrire un eccellente servizio ma rappresentano pochi e isolati casi in un grande Paese. Le radio sportive, sia quella che si riferisce a Loriano Bessi, la più estesa, che quelle di Roma in particolare sembrano essere sulla strada giusta, con vari distinguo. Il loro successo è prima di tutto perchè parlano di storie e poi perchè si rivolgono agli sportivi.
Siamo un Paese di parlatori, di grandissimi oratori ma la classe dei TALK-JOCKEYS è assai limitata dal basso numero di stazioni radiofoniche ospitanti. Un vero peccato. Ne servono di più e migliori.
b) La Conduzione non ha innovato sè stessa.
Probabilmente è la sola RTL 102.5 ad aver innovato nell’offrire “animazione” attraverso la scelta rigorosa della conduzione di gruppo, almeno di un duo. Ciò è stato valorizzato anche dalla radiotelevisione che mette in evidenza come non ci sia mai un conduttore da solo o che trasmetta in solitudine. E le altre? Abbiamo alcuni fenomeni della “PERSONALITY RADIO” come Marco Galli e Marco Mazzoli che hanno letteralmente conquistato sul campo la loro assoluta libertà editoriale grazie all’equilibrio di San Angelo De Robertis. Essi, che piacciano o meno, svolgono una funzione sociale di vicinanza per alcuni pubblici della radio. RADIO DEEJAY appare quella più in difficoltà nel rispondere alla complessità del tempo presente perchè ancorata al “glamour” e a fenomeni più spesso di moda più che di sostanza ora sovvertiti nelle priorità di interesse dei giovani e degli ascoltatori nel mutato clima. Per non parlare delle radio musicali, le mie amate radio di flusso degli anni ’80 e ’90, che non aggornano più nulla se non la rigidità dei tempi e dei modi espressivi, vedi RDS e anche altre.
E quindi?
E quindi ci sono almeno 2 condizioni che diventano assolutamente necessarie anche se non sono sufficienti:
1) La Conduzione deve creare VALORE AGGIUNTO di tipo empatico.
Basta con il solito cazzeggio, basta con la conduzione sconclusionata, basta con l’improvvisazione non supportata da talento e da preparazione, basta al bla-bla-bla. Soprattutto basta con le solite notiziole rimediate dal WEB e dagli stessi siti senza l’apporto di alcuna forma di pensiero originale. Ecco: ORIGINALITA’ e CREATIVITA’, sempre, anche sui fatti! Bisogna lavorare sulle storie, su fatti rilevanti per chi ascolta, sull’assistere i vari momenti della giornata. Una conduzione sempre più sinomimo di VICINANZA e ACCOMPAGNAMENTO.
2) La Conduzione deve favorire la PARTECIPAZIONE DIRETTA del pubblico degli ascoltatori.
Sì all’uso di social networking e mezzi WEB appositi ma stop all’assenza di stimoli precisi al pubblico, al fatto che debbano lavorare gli ascoltatori e non i conduttori, al “se non sapete casa fare allora scrivetemi”, e amenità da perdi-tempo. Sì anche a conduzione off-air, tra un brano e l’altro, con chi vi ascolta. Basta pensare di dover essere non raggiungibili. Avanti! Il pubblico può adorare la partecipazione ma occorre GUIDARE IL PERCORSO, offrire un senso di esplorazione continua e sempre curiosa, sempre attiva.
E voi, che ne pensate?

tratto da www.astorri.it