Vizi Pubblicitari-No sui minori non si puo’

di Federico Unnia

Nuovo intervento censorio del Giurì in difesa dei minori, troppo spesso oltraggiati tanto da comunicazioni offensive nella forma quanto da messaggi ingannevoli.
Il caso ha riguardato alcuni telecomunicati di David 2 volti a pubblicizzare un servizio in abbonamento per contenuti e giochi su cellulare. Secondo il Comitato di controllo, promotore del ricordo al Giurì, i messaggi sarebbero stati in contrasto con gli artt. 1, 2, 11 e 21 del Codice di Autodisciplina.
Secondo il Comitato, infatti, i messaggi non informavano in modo chiaro e completo sulle effettive caratteristiche e condizioni del servizio pubblicizzato, nonché sulle modalità di assunzione del contratto che aderendo all’offerta si concludeva.
I messaggi si concentravano per tutta la loro durata su un concorso a premi che sottoponeva al pubblico domande apparentemente molto semplici, invitando a rispondere con un sms per vincere uno dei premi indicati. Inviando l’sms per partecipare al concorso, si attivava la procedura per l’abbonamento ai servizi offerti dall’inserzionista al costo mensile di 24,20 euro. E questo senza che di fatto lo spettatore ne fosse al corrente.
Tutte le scritte che venivano mostrate sullo schermo, volte sì a chiarire le caratteristiche del servizio, risultavano difficile lettura da parte degli spettatori. I messaggi non mostrava infine quella cura particolare che è necessario adottare qualora possano essere ricevuti anche da un pubblico di minori.
accuse non da poco, come si vede, cui per altro la convenuta aveva opposto che il quiz pubblicizzato era solo uno dei servizi che l’abbonamento consentiva di ottenere e rispetto al quale il concorso a premi era un elemento accessorio volto a incentivarne l’acquisto. Tutte le informazioni riportate nel super sarebbero state – a suo dire – leggibili e conformi al codice di condotta del settore. Il servizio si rivolgeva esclusivamente ai maggiorenni e la campagna, che non avrebbe presentato alcun appeal particolare per i bambini, non era stata diffusa nella fascia oraria a protezione rafforzata dalle 16 alle 19.
Il Giurì ha ritenuto che l’incipit dei messaggi fosse troppo breve per poter adeguatamente informare il consumatore sull’effettiva natura del servizio pubblicizzato. Ciò dal momento che i comunicati si concentravano sul quiz, che finiva così per assorbire completamente l’attenzione del consumatore. La compresenza di una pluralità di scritte, che recavano una pluralità di informazioni non esclude il dovere, ad avviso del Giurì, di fornire al telespettatore un’informazione chiara e trasparente sul servizio offerto.
Infine, nel caso concreto, è stato ritenuto violato anche l’art. 1 del Codice, in quanto i messaggi non sono stati ritenuti conformi ai canoni di correttezza sanciti da questa norma di condotta e, come tali, suscettibili di screditare la comunicazione commerciale.