Vizi Pubblicitari- Quando il censore si comunica

di Federico Unnia

Sono note a tutti le grandi battaglie che le associazioni di consumatori portano avanti contro le condotte e pratiche commerciali scorrette poste in essere da grandi e piccole imprese. Giuste o sbagliate che siano, è l’insieme e l’impegno profuso che merita un plauso.
Uno dei campi nei quali più a loro agio sono le associazioni consumeristiche è la pubblicità commerciale. Moltissimi la vedono, il linguaggio è essenziale, l’inganno spesso macroscopico.


Ebbene, forti di questa esperienza sul campo, dovrebbero aver maturato una sensibilità comunicativa spiccata. Invece, guardando lo spot diffuso nei giorni scorsi da Altroconsumo, pare proprio che questa maturazione non vi sia.
Non vogliamo entrare nel merito della campagna (semplice reclutamento di clienti, con un’offerta shock) bensì soffermarci sullo stile e la qualità del messaggio.
Urlato (ma molti non si erano scagliati contro questa pratica?); iperbolico ma con salde basi nell’insidioso terreno della denigrazione; comparativo suggestivo.
Chissà cosa avverrebbe se questa campagna fosse denunciata al Giurì o, meglio ancora, all’Autorità antitrust? E se fosse per caso ritenuta una pratica commerciale scorretta e l’associazione multata? Paradosso tutto italiano, la multa uscirebbe da una tasca e rientrerebbe dall’altra (sotto forma di contribuzione alle associazioni). Si proprio un paradosso, ma non dimentichiamoci che siamo in Italia!