SILVIAN HEACH, IL MANIFESTO DEL FEMMINISMO MADE IN IAP

di Federico Unnia
La dignità della donna negli ultimi decenni ha fatto significativi progressi, acquisendo il giusto rilievo che la mette a tutti gli effetti al pari dell’uomo, sia sul versante professionale sia su quello socio culturale.

In questo contesto, è stata superata la concezione della donna come oggetto da possedere e corpo da esibire. Se questo è lo scenario culturale in cui la donna si muove, una pubblicità come quella di Silvian Heach, in cui la donna è rappresentata mentre posta di tre quarti si solleva l’abito fino a mostrare i suoi glutei nudi, finisce per offenderne ed oltraggiarne la dignità. Costituisce un manifesto socio culturale in difesa della dignità delle donne di alto valore la motivazione con la quale il Giurì di autodisciplina pubblicitaria ha accolto il ricorso del Comitato di controllo ed ha inflitto lo stop per contrasto con gli artt. 1 (discredito della pubblicità), 10 (offesa della dignità della donna) ed 11 (tutela dei minori). Il caso, noto alla cronaca, era quello della bella modella ritratta sullo sfondo del Central Park a new York, intenta ad ammiccare e provocare lo spettatore alzandosi il vestito e mostrando il suo corpo da dietro. Molto bello, nessuno lo discute. Ma certamente offensivo e provocatorio. Secondo il Giurì, inoltre, il senso dell’immagine in oggetto è quello di utilizzare la donna come arma per agganciare emotivamente anche un pubblico maschile, arrecando comunque una gratuita offesa alla dignità delle donne.