“STREET ART: dalla provocazione alla concettualità”

di Nicol Garutti

Nel terzo evento organizzato da TP per la Settimana della Comunicazione, è stato affrontato un argomento tanto attuale quanto interessante: la Street Art.
Come spiegato da Daniela Salina, il movimento, nato a New York alla fine degli anni ‘60, è esploso nei punti di maggiore degrado della città per opera di adolescenti che, scrivendo e disegnando il loro nome sui muri e sugli autobus, tentavano di comunicare la loro esistenza.
Il “writing”, nato alla fine degli anni ’70, consisteva proprio nel marcare i graffiti con una firma, che il più delle volte veniva indicata con uno pseudonimo, in cui i tagger aggiungevano il numero della via in cui essa appariva. Personaggi come PHASE 2, Blade o Dondi, diedero al movimento un’impronta di costante innovazione formale che restò intatta nel corso degli anni. A partire dagli anni ’80, inoltre, i writers newyorkesi cominciarono a farsi notare dai responsabili dei musei, come nel caso di Keith Haring e Jean-Michel Basquiat, due artisti che hanno cercato culturalmente uno stile abbandonando la prospettiva ed ispirandosi all’Arte primitiva. Le gallerie hanno quindi creato nuove potenzialità di mercato, scegliendo gli artisti il cui segno era così riconosciuto da rappresentare un brand di sicuro successo commerciale.
Al movimento della Street Art si affianca quello del Culture Jamming, traducibile in italiano con “sabotaggio culturale”, ovvero una pratica attiva che contesta l’invasività dei messaggi pubblicitari. La pratica del Culture Jamming consiste, nella decostruzione dei testi delle immagini proposte dai poster o dalla televisione, attraverso la tecnica dello “sconvolgimento”, cioè spostando immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale, per inserirli in un diverso contesto semantico, dove il significato risulta mutato e a volte addirittura capovolto. Nato come fenomeno ristretto, questo movimento si è trasformato in un movimento di massa.
L’esplosione della Street Art, influenzò negli anni ’80 e ’90, lo stile della pubblicità e, attraverso una diversa strutturazione della grafica, apparve il disegno bidimensionale e l’uso più disinvolto dei colori. A sua volta la pubblicità, negli anni, influenzò il loro approccio artistico.
Se i writer degli anni ’90 erano ancora legati al valore di ribellione del graffito, oggi i giovani street artist hanno sostituito la ribellione con il divertimento, decorando gli spazi urbani con immagini immediate, ispirate al mondo della pubblicità, della televisione e del fumetto.