Vizi Pubblicitari-Giochi, scatta il momento della moralizzazione pubblicitaria

di Federico Unnia

Sono ancora relativamente pochi i casi trattati dallo Iap e dall’Agcm, ma potenzialmente il rischio è elevato. Per tutelare non solo il pubblico (stimato da Sistema Gioco Italia in circa 30 milioni di potenziali individui in Italia) ma anche un sistema che ha dimensioni di assoluto rispetto (raccolta lorda per circa 80 miliardi Euro, 6600 imprese attive, imposte versate all’erario per 8,7 miliardi euro) ecco che anche la comunicazione pubblicitaria, se fatta in modo leale e rispettoso del pubblico può costituire una leva significativa.
Sono queste le motivazioni che hanno spinto Sistema Gioco Italia, Federazione di Filiera dell’Industria del Gioco e dell’intrattenimento, costituitasi nell’ambito di Confindustria servizi innovativi e tecnologici ad allearsi con l’Istituto di autodisciplina pubblicitaria e dar vita ad un accordo in forza del quale le imprese aderenti saranno chiamate a rispettare le regole del Codice. Codice che per l’occasione è stato integrato di un nuovo articolo, il 28 ter, appositamente rubricato Giochi con vincita in denaro.
Giovanni Emilio Maggi, vicepresidente di Sistema Gioco Italia ha ricordato come “La collaborazione con IAP e l’adesione al Codice siano stati possibili grazie al lavoro svolto dalla Federazione e allo spirito di collaborazione di tutti gli associati che hanno aderito ai principi di autoregolamentazione fissati da Sistema Gioco Italia. E’ un segnale particolarmente importante per un settore che vuole operare nel rispetto delle regole e per la tutela dei giocatori”.
L’articolo 28 ter introdotto dallo IAP all’interno del suo Codice di Autodisciplina fissa undici regole che le aziende del settore giochi devono rispettare nelle loro attività di comunicazione e quindi nelle campagne pubblicitarie, spot televisivi, affissioni, pubblicità online. Oltre a ribadire l’obbligo di inserire in ogni comunicazione una “chiara e precisa avvertenza” sul divieto del gioco ai minori, l’articolo stabilisce che i “messaggi pubblicitari” non devono, ad esempio “incoraggiare il gioco eccessivo o incontrollato”, e non devono “rivolgersi o fare riferimento, anche indiretto, ai minori, e rappresentare questi ultimi – o soggetti che appaiano evidentemente tali – intenti al gioco” e neppure “utilizzare segni, disegni, personaggi e persone, direttamente e primariamente legati ai minori, che possano generare un diretto interesse su di loro”. Inoltre la nuova norma afferma inoltre che la comunicazione commerciale sui giochi non deve “presentare e suggerire che il gioco sia un modo per risolvere problemi finanziari o personali”.
“Lo Iap mette a disposizione i sui oltre 40anni di vita e attività, e gli strumenti come il parere preventivo che possono costituire un valido aiuto per prevenire possibili controversie con risparmi di tempo e di costi” ha sottolineato Vincenzo Guggino, Segretario Generale Iap.
Si tratta di importanti indicazioni per un settore nel quale la comunicazione è molto rilevante, benché gli investimenti siano minoritari rispetto all’intero mercato pubblicitario. Il dato stimato da Nielsen di 70 milioni di euro di investimenti in pubblicità delle aziende del settore giochi nel primo semestre del 2012, pari all’1,9% degli oltre 3,6 miliardi di investimenti pubblicitari in Italia nei primi sei mesi dell’anno.
Che l’intento di questa collaborazione, auspicabilmente replicabile in altri settori potenzialmente a rischio, sia costruttivo è confermato dal Presidente di Sistema Gioco Italia, Massimo Passamonti, il quale ha auspicato che “Questo articolo possa costituire un tavolo di dialogo e confronto con le istituzioni chiamate nei prossimi giorni ad iniziare la discussione parlamentare sul decreto Balduzzi”. Decreto che, come noto, dopo lo spauracchio di misure repressive, ha finito per lasciare aperta la strada alla pubblicità dei giochi, con una formula moto generica. E proprio per questo potenzialmente colmabile di mille lacci e lacciuoli che potrebbero imbava sciare il settore.