Così le pubblicità dove le mamme fanno le mamme finiscono sott’accusa

L’ultimo grido di battaglia della Boldrini: “Mai più spot con donne ai fornelli”. Chi dice no fa subito discriminazione sessista?

di Giovanni Santaniello

Ma una pubblicità con una mamma che fa la mamma è una pubblicità sessista? Repubblica in edicola oggi ci fa capire che è così.

rep

Il giornale diretto da Ezio Mauro cavalca l’onda dell’ennesima esternazione in materia della presidente della Camera Laura Boldrini (“La pubblicità è piena di stereotipi”) e lancia la battaglia al grido “mai più mamme ai fornelli”.

A tal fine, vengono messe una dietro l’altra sei pubblicità a mò di cattivi esempi da debellare. Quella della pasta, con lui che lavora al computer e lei che passa con i piatti fumanti. Quella del tonno, con la mamma che prepara il pranzo e il papà che gioca coi bimbi in camicia e cravatta. Quella del latte, con i bambini che aspettano di fare colazione e il padre che li raggiunge a tavola per essere servito. Quelle delle sottilette, con la famiglia riunita per cena, padri e figli a tavola e mamma che cucina. Quella del brodo, con la mamma che si specchia nella pentola che la definisce, novella Biancaneve, ‘regina della cucina’. Quella della birra, con il ritratto di una domenica italiana, con gli uomini che vedono le partite e le donne che servono a tavola.

Ecco: tutti questi sono esempi di discriminazione e davvero fanno male alle donne? Nell’articolo a firma Caterina Pasolini, la pubblicitaria Annamaria Testa sostiene la tesi della Boldrini: “Non sopporto di vedere ancora donne rigorosamente tutte bionde e tutte sorridenti con la zuppiera perennemente in mano, ma gli spot sono la punta dell’iceberg di un atteggiamento ben più ampio della nostra società. Basti pensare a quale immagine trasmettono i telegiornali. Se devono intervistare un esperto, nell’80% dei casi, è un uomo. Quando si tratta di sentire gente comune, pareri su acquisti e banalità, quasi sempre interpellano una donna”.

Ma c’è anche, come lo psicologo dei consumi Giovanni Siri, dà tutt’altra interpretazione: “Nelle donne accudenti trova soddisfazione un bisogno di affetto. Si è provato a fare pubblicità con uomini che cucinano e si occupano dei bambini, ma non hanno funzionato. La donna che nutre e accudisce, invece, rassicura”.

Il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi, infine, dà ancora un’altra versione dei fatti: “Le aziende hanno paura di rischiare e fanno le stesse pubblicità. Eppure, all’estero, si è dimostrato che usando l’ironia, snobbando gli stereotipi e osando nel linguaggio pubblicitario, si viene premiati nelle vendite”.

Ecco: magari, all’estero questa ricetta funziona davvero solo perché semplicemente si applica a una società diversa. E quindi, viene da chiedersi se bisogna cambiare prima la società italiana e poi la pubblicità o sia giusto (e possibile) fare l’inverso, per la serie è nato prima l’uovo o la gallina.

Ma, intanto, nel Bel Paese,si fa automaticamente discriminazione sessista se non ci si scandalizza davanti a una mamma che si prende cura dei figli?