Compro dignità umana a partire da 200 EURO

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di Francesco Miscioscia

Una volta si diceva che in guerra e in amore tutto fosse permesso. Da anni vediamo che questa legge si è applicata a qualsiasi cosa soprattutto al marketing. L’ultima trovata dei ristoranti giapponesi è il Body Sushi. In barba a qualsiasi proposta per salvaguardare il corpo delle donne. I ristoranti di sushi si sono inventati una proposta commerciale che ha contribuito a danneggiare l’immagine della donna di più di quanto non potesse essere l’immagine di una “Geisha” un secolo fa.
Tutto è nato da un annuncio radiofonico, mentre tornavo a casa, vista la stanchezza pensavo di aver frainteso le parole del conduttore. Invece no TUTTO VERO.
TP, l’Associazione dei pubblicitari professionisti italiani si batte da tempo per evitare che si usi il corpo della donna in maniera inopportuna, nessun pubblicitario della nostra associazione avrebbe mai osato pensare a tanto. Mi viene da pensare che il famoso film con Harrison Ford “Proposta Indecente” sia ormai superato; “prima ci voleva un milione di dollari per comprare la dignità di una donna oggi con soli 200 euro ci puoi addirittura mangiare sopra come fosse un piatto da portata. Se non credete alle mie parole googlate body sushi e vedrete che a Roma a Milano e in tutta Italia troverete ristoranti che offrono a pranzo e a cena modelle nude. Ad aggiungere l’offesa alla dignità delle donne, l’offerta commerciale propone il pacchetto “all-you-can-eat” con una forte allusione che finito il sushi forse puoi mangiarti anche la modella…chiaramente se è d’accordo, il proprietario.
L’attenzione verso l’uso inopportuno dell’immagine della donna in pubblicità è sempre stato nel nostro Dna di fatto abbiamo organizzato un convegno nel marzo di un anno fa e da quel giorno abbiamo censito tutte le campagne nazionali e locali che non rispettassero i valori etici denunciandole all’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria.
Donna e Dignità: da oggetto a soggetto nella cultura dei Valori, da questo tema abbiamo sviluppato internamente e non solo “l’Etica professionale” elemento costituente la naturale proiezione e la corretta pratica della professione. Come TP prendiamo le distanze dai “cattivi pubblicitari”, erotomani senza idee, e dai pubblicitari che non hanno idee e sfruttano il corpo delle donne senza scrupoli.
Tutti i giorni ognuno di noi per le proprie competenze e per i propri territori cerchiamo di trasferire la “Cultura” della comunicazione intrattenendoci negli Atenei, nei dipartimenti, con i professori e con gli studenti, supportandoli nel loro percorso formativo di studio, affinché possano diventare i comunicatori del futuro.

Francesco Miscioscia
Vicepresidente nazionale TP
Delega alle Istituzioni