Summit UPA “Per tempi difficili voci forti”, le dichiarazioni di Lorenzo Sassoli

Si è aperto stamane a Milano, al teatro Strehler, il Summit internazionale sulla comunicazione dell’UPA – l’associazione di riferimento per tutte le più importanti imprese che investono in pubblicità nel nostro Paese. L’evento, che si concluderà domani, prevede le relazioni di 15 personalità di fama internazionale nei settori dell’economia, dei media, della comunicazione e dell’innovazione, e conferma l’interesse dell’UPA a prevedere e approfondire tutti i temi di maggiore impatto sulla pubblicità, soprattutto in una fase critica sul piano socioeconomico come quella che stiamo vivendo.

La favola è finita, anche se ce lo siano nascosti per troppo tempo, e in tempi difficili occorrono pensieri e voci forti”, ha detto il Presidente dell’UPA Lorenzo Sassoli de Bianchi in apertura del suo seguitissimo discorso introduttivo dei lavori del Summit. “In questa platea oggi ci sono i diretti rappresentanti del 90% degli investimenti in comunicazione (16 miliardi all’anno), 16 miliardi di neuroni che innervano l’interno sistema italiano dei media. Ed è ormai dimostrato che gli investimenti pubblicitari costituiscono il propulsore del 15% del nostro PIL”, ha proseguito Sassoli. “Troppo rigore può essere una terapia che, invece di guarire, intossica. Di questo passo, il ceto medio rischia di polverizzarsi innescando un pericoloso domino sociale. Per superare le difficoltà dobbiamo ritrovare l’enzima dell’entusiasmo. La crescita, per chi investe in pubblicità, cioè nella fiducia verso il futuro, non è il paravento dei teorici del declino: è azione immediata, efficace, creativa. Allora perché, ad esempio, non trasferire una parte degli sterili incentivi dispersi in comparti non strategici nella nascita di nuove imprese pensate e guidate da giovani che operano in settori all’avanguardia? Le aziende che investono in pubblicità stanno imparando a convivere con il paradigma “fare più con meno”. Cosa ce ne facciamo di tutta la tecnologia sofisticata prodotta e acquistata in questo Paese se perdiamo PIL nella competizione internazionale perché non investiamo nella banda larga? E’ come stare al buio in un modo in cui è tutto illuminato. In Italia servono almeno i famosi 800 milioni persi nella penombra dei ministeri per, come minimo, portare l’ADSL a quelle 400.000 aziende che ne sono ancora sprovviste. La banda larga spronerebbe il progresso tecnologico e la produttività nel settore dei servizi”.

Dopo la banda larga, nella relazione del presidente Sassoli, l’altro tema urgente resta quello della Rai: “La Rai è, ancor oggi, la maggior industria culturale del Paese, ha un grande patrimonio di competenze, è ricca di talenti e di immensi giacimenti che riflettono l’identità nazionale. Per rafforzare il suo ruolo di servizio pubblico è necessaria una riforma che le assicuri un nuovo meccanismo di governance e una piena autonomia. Non basta purtroppo fare scelte di vertice professionali e indipendenti per garantirne la sopravvivenza economica e civile. La Rai deve restare pubblica, svincolarsi dalla patologica ingerenza politica e giustificare il canone con una rete senza pubblicità. Va conferita a una Fondazione espressione dell’articolata realtà sociale, culturale, economica e istituzionale del Paese, con l’obiettivo di favorirne la modernizzazione. Se l’Italia vuol tornare a crescere”, ha concluso Sassoli, “deve darsi una nuova prova d’orchestra in cui i musicisti non si picchino, ognuno suoni per gli altri e ciascuno di loro sia conscio di far parte di un’armonia futura”. Francesco Giavazzi, con una relazione sulla ripresa dei consumi delle famiglie, e Dominique Moisi, sulla centralità della cultura europea, sono intervenuti di seguito nel corso della prima mattinata del Summit.