Istinto e Impressioni: L’evoluzione

di Maurizio Rompani

Recentemente mi sono chiesto se, in questi ultimi tempi, il concetto di etica  della comunicazione ha subito dei cambiamenti o evoluzioni. Penso all’introduzione dei nuovi media e alla conseguente possibilità di comunicare con estrema facilità, senza limiti di spazio, tempo e status.
Non ho difficoltà ad affermare che non solo il concetto di etica della comunicazione, ma quello di tutte le etiche applicate ha subito delle evoluzioni e non necessariamente in senso positivo. Proviamo a dare una interpretazione della parola etica che supera la mera definizione, con l’intento di arrivare ad essere un qualcosa di intimo e non da esibire, un qualcosa da vivere come il formarsi di una conoscenza sempre più ricca e precisa del mondo, con il fine di poter valutare, con una approssimazione sempre migliore, la qualità degli effetti delle proprie scelte d’azione. Se questo è il mio percorso etico, sono molto lontano da quello che sono diventate le etiche applicate nella realtà di oggi: degli arroccamenti in difesa del particolare, del proprio particolare. La caduta dei valori aggreganti, soprattutto la loro non sostituzione od evoluzione, ha indebolito le etiche applicate a cui è mancato il denominatore comune. Proviamo a modificare la terminologia: se “ l’etica della comunicazione” diventa “l’etica nella comunicazione” creiamo già dei presupposti di condivisione che oggi mancano o che forse sono volutamente non cercati. La mancanza di una condivisione etica più ampia ha portato alcune categorie a vedere nei propri codici etici la giustificazione di ogni comportamento anche a scapito degli altri. Nella morale individuale il concetto di responsabilità è stato sostituito dalla esaltazione dell’autoassoluzione, in fondo quello che sentiamo e vediamo ogni giorno ci da la misura di cosa ha causato lo scenario in cui stiamo vivendo.
In quest’ottica i nuovi media non hanno certo responsabilità, anzi vedo in loro uno stimolo maggiore a cercare singolarmente i punti di congiunzione con gli altri. Una etica orizzontale che forse può correggere gli errori causati dalla proliferazione e dallo strapotere delle etiche down to up. Un ambito di realizzazione specifica per conoscere meglio lo spazio della propria esistenza, sapendo che è inevitabilmente anche quello degli altri. In fondo un percorso di libertà che trova il suo alimento nella formazione culturale e nella crescita della consapevolezza critica. Se questo è la conseguenza dell’avvento dei nuovi media, da un punto di vista etico, non possiamo che essere cautamente ottimisti
Eppure ancora oggi, nonostante la digitalizzazione della maggior parte della nostra quotidianità, è possibile riscontrare in molti un atteggiamento apocalittico nei confronti dei nuovi media e del web in particolare. Come mai? Per molti la motivazione deve essere ricercata nel decadimento  della moralità che, secondo la loro lettura, in parte caratterizza i nostri tempi.
Il presupposto decadimento della morale non può essere mai preso a motivo di un atteggiamento apocalittico. Chi propugna questa posizione o è consapevole della propria insufficienza oppure alimenta un clima che ne giustifichi la presenza, posizione che non esclude la prima. Poi il termine decadimento non mi piace, ogni generazione vede sempre gran parte del nuovo come un decadimento morale e mai come una evoluzione come sarebbe più giusto. Questo atteggiamento apocalittico è anche alimentato dalla continua stesura di codici etici che, per la loro stessa natura, sono degli stop ad un atteggiamento evolutivo. Se questo è giusto per le leggi, non lo è per l’etica che è per sua natura evoluzione derivata dalla riflessione e dal dubbio che ne è conseguenza. Il fermare l’etica a delle norme, il renderla statica porta ad interpretare qualunque evoluzione come un errore, come una offesa ai propri diritti costituiti. E quale obiettivo si presta meglio alla nostra indignazione dei nuovi media ? Quel web che incarna il superamento dello statico e, soprattutto, è visto come una possibilità di accesso non protetto da steccati.
Se forse tornassimo a studiare la storia ci accorgeremmo che molte pagine dell’oggi sono state scritte nel passato, sicuramente sbaglieremmo molto di meno, probabilmente avremmo più paura delle conseguenze. Certo nel caso di internet le nostre domande etiche non possono limitarsi soltanto all’utilizzo di questo mezzo; devono riguardare anche la sua configurazione, gli effetti delle procedure, i cambiamenti che può esercitare sull’uomo e sullo scenario di appartenenza. Specificatamente i comportamenti che possiamo adottare, da un lato, rispetto a tutte le nuove forme di comunicazione e, dall’altro, all’interno di esse. Oltre a elaborare tali criteri, certamente necessari, dobbiamo dare una adeguata giustificazione ai comportamenti che riteniamo debbano essere assunti. Dobbiamo per prima cosa individuare gli specifici cambiamenti, nella mentalità e nei comportamenti, che la presenza della rete comporta e soprattutto, da un punto di vista filosofico, le trasformazioni concettuali implicite nella pratica della rete e nell’interazione con essa. Il web è anche fonte di forti e traumatiche riflessioni filosofiche: pensiamo alla dimensione dello spazio che , in questo caso, è una esperienza e non un concetto.
Al tempo stesso internet è, mi riferisco ad esempio a Wikipedia, una cultura che per la prima volta diventa orizzontale, non più verticistica e monopolizzata. Questo giustifica certamente un atteggiamento apocalittico, molto più dei presupposti decadimenti morali, questo a molti fa sicuramente più paura .