“Lettera aperta” di Francesco Miscioscia ai Presidenti delle Associazioni di categoria

Ricevo e volentieri pubblico questa lettera aperta di Francesco Miscioscia, Vicepresidente TP con delega alle istituzioni, indirizzata ai Presidenti delle Associazioni di categoria. Il tono è di quelli costruttivi e Spot and Web offre spazio ad eventuali repliche. Premetto che pubblicherò volentieri, e senza nessuna censura, qualsiasi intervento da parte di tutti coloro che vorranno intervenire sul tema.
Mario Modica

Caro Direttore,
Le chiedo di pubblicare questa lettera aperta per aprire un dibattito costruttivo sul mondo delle associazioni.

Sono entrato a far parte delle associazioni datoriali e non, nel 1989, ho assistito a tutti i cambiamenti epocali che il mondo sociale e politico abbia potuto subire, ho visto le attività e le professioni che cambiavano, sono stato protagonista della lotta aperta tra Cnel e professioni non riconosciute per il riconoscimento giuridico, ho avuto ruoli primari all’interno delle associazioni lavorando sempre però per il raggiungimento degli obiettivi comuni.

Mentre ripercorro come se fosse un flashback questi 23 anni, vedo con chiarezza, alla luce dei risultati ottenuti, che le associazioni di categoria si sono assimiliate alla peggiore classe politica che hanno sempre frequentato.
Il clima di sfiducia che da tempo ha colpito il mondo politico, ha insidiato anche la leadership associativa, che da tempo sembrano essere teste senza corpo. L’individualismo e il personalismo che ha regnato in questi ultimi 20 anni, ha completamente esautorato di significato il ruolo e il termine delle associazione.

Oggi possiamo dire con certezza, alla luce di quanto sta accadendo, che i tempi sono maturi per ridisegnare il mondo delle associazioni di categoria. E’ da tempo che si parla di questo cambiamento ma a nessuno conviene cambiare, meglio rimanere nel torbido e nell’incerto per assicurarsi la permanenza nel galleggiamento del protagonismo personale. La crisi politica ed economica può diventare un ottimo stimolo alla vera funzione delle associazioni: creare le condizioni economiche perché si possa mettere i nostri soci nella condizione di fare business e crescere culturalmente e professionalmente sia nel mercato domestico che in quello estero.

Ovviamente il mondo della comunicazione non differisce dal quadro generale, anzi per certi versi si intravedono condizioni di maggiore miopia da parte della leadership associativa.

Da molti anni il panorama politico/sociale/professionale della nostra categoria ha cambiato pelle varie volte, senza mai focalizzare l’attenzione sull’innovazione e sul cambiamento, sulla ricerca e sullo sviluppo né tanto meno sull’internazionalizzazione.

Quali sono le caratteristiche comuni delle organizzazioni innovative? Non esistono modelli precostituiti, il tratto comune è tuttavia che le organizzazioni che innovano hanno una elevata tolleranza per l’errore. Per innovare occorre sperimentare ed esplorare, il che implica commettere errori. Le organizzazioni tradizionali mettono in campo molti meccanismi per evitare di innovare e per eliminare la meritocrazia
Gli innovatori, al contrario, incoraggiano la sperimentazione e tollerano l’errore. Come si usa dire comunemente, è però importante “sbagliare velocemente”: provare, apprendere dai propri errori e correggere la rotta in tempi brevissimi, in modo da consentire all’organizzazione di riprendere efficienza.

Ma tutto questo accade nelle nostre organizzazioni associative?
Certo che no. Questi temi sono stati e vengono periodicamente dibattutti in vari convegni, illustri relatori pongono sul tavolo della discussione il cambiamento e l’innovazione al quale dobbiamo guardare, ma se a questi tavoli non vengono invitate le associazioni vuol dire che si deve lavorare prima di tutto sul proprio brand e poi rafforzare la self-reputation. In tutto questo un competente managment contribuisce ad allungare il tempo di vita di una associazione o al contrario a renderle la vita tortuosa e a fare delle scelte che sono immorali e scomposte. A questo aggiungiamoci anche che l’improvvisazione di chi dirige un’associazione senza avere una corretta “cultura manageriale” di come si dirige un’organizzazione di persone o di imprese, deteriora un patrimonio di associati, ricchezza inestimabile per la sopravvivenza di una organizzazione professionale.

Il “merito”, tanto decantato in tutti questi anni è sparito dal vocabolario delle associazioni. Solo Confindustria rispetta parametri di merito, ma di altra natura legati e riconducibili alla crescita aziendale, anche se neppure Confindustria resta immune dal morbo dei personalismi.

Quindi cosa fare?
Tracciare una “Rotta” il che vuol dire porsi domande, valutare alternative, cercare nuove soluzioni per affrontare il cambiamento.

Chii si chiede allora:
“L’uomo giusto al posto giusto” o “l’uomo giusto fa il posto giusto”.
In questo particolare periodo storico del nostro paese mai la seconda ipotesi fu quella “giusta”.

Penso che alla base di una buona selezione ci sia la ricerca di un rapporto di collaborazione e condivisione: il processo con cui si arriva alla scelta dell’una o dell’altra persona si fonda sulla conoscenza, elemento indispensabile, della “cultura” specifica esistente in “quella” organizzazione e della sua corrispondenza nella cultura del candidato
Il mio approccio è di tipo “antropologico”, fondato cioè sugli insiemi di caratteristiche professionali, motivazionali, esistenziali (o valoriali), variamente mixati a costituire per ciascuna organizzazione, quella propria specifica composizione che consente la collaborazione.

E il momento dell’assunzione di responsabilità che non termina mai, anzi, apre una nuova fase di osservazioni reciproche e di attese che continuamente cambiano.

Se si vuole il vero cambiamento esistono persone di buona e comprovata capacità che possono mettere insieme tutte le anime del mondo associativo. Se invece si vuole cambiare perché tutto resti come sempre, vedremo ogni giorno soci che abbandoneranno le nostre associazioni perché non riconosceranno in noi, il cambiamento e l’innovazione e neppure il contributo delle nuove generazioni che sanno quello che vogliono e sanno come ottenerlo.
Meditate Presidenti, meditate.

Francesco Miscioscia
Vicepresidente TP
con delega alle istituzioni.